Pubblicato da: Vito Nicola CICCHETTI | 11 maggio 2011

ARIANO IRPINO LA PROTESTA DEGLI AVVOCATI DEL FORO

CONTINUA LA PROTESTA DEGLI AVVOCATI DEL FORO DI ARIANO IRPINO CHE SI ASTERRANNO DALLE UDIENZE IL 30 – 31 MAGGIO E IL 1 GIUGNO.

Di seguito pubblichiamo la relazione del Presidente Avv Carmine Monaco all’assemblea degli avvocati del foro di Ariano Irpino del 6 maggio 2010

LE RAGIONI DELL’ASTENSIONE DALLE UDIENZE PER I GIORNI 30,31 MAGGIO E 1 GIUGNO DEGLI AVVOCATI DI ARIANO IRPINO.

Occorre premettere che il Consiglio dell’Ordine ed il sottoscritto non hanno soddisfazione a porre in essere forme di protesta così estreme come l’astensione dalle udienze. 
A volte, però, la protesta è necessaria a tutela di interessi legati alla attività professionale nel nostro Tribunale ed altre volte la tutela degli interessi particolari hanno rilevanza per la tutela dell’immagine e della dignità dell’avvocatura.

Ad Ariano Irpino il Presidente del Tribunale ha posto in essere un atteggiamento pregiudizievole e gravemente lesivo per l’immagine dell’avvocatura; tale atteggiamento non ha avuto conseguenze concrete immediate per la pronta reazione del Consiglio e della classe forense e per la sensibilità e professionalità dei Giudici che hanno compreso la gravità di un eventuale provvedimento di diniego del rinvio per legittimo impedimento del difensore nell’ipotesi di adesione alla proclamata astensione dalle udienze.
Questi i fatti:
Il Presidente del Tribunale in una nota inviata ai Magistrati togati e onorari ha affermato il principio che nei processi ultraquinquennali non si debbono concedere rinvii per legittimo impedimento nella ipotesi di contemporanei impegni professionali o per l’adesione alle astensioni dalle udienze legittimamente proclamate.
Mentre eravamo in viaggio per Roma per manifestare con l’OUA e tutta l’Avvocatura nazionale a difesa dei cittadini e della dignità dell’avvocatura, contro la media-conciliazione, apprendiamo che il Presidente del Tribunale aveva inviato ai giudici una “raccomandazione” con la quale testualmente affermava:

“Trasmetto, per opportuna conoscenza, la nota in oggetto ed invito le SS.VV. a voler dare l’assoluta precedenza nella trattazione ai procedimenti civili, lavoro, previdenza e penali già ultraquinquennali o comunque nei quali è già in avanzata fase di decorso il termine di prescrizione dei reati nonché a definire i procedimenti civili e penali entro il termine massimo di cinque anni dalla loro iscrizione, intendendo per definizione il deposito del provvedimento conclusivo” in tali ipotesi “si raccomanda……………di non ritenere giustificati e quindi legittimi eventuali impedimenti per contemporanei impegni professionali dei difensori o per adesione degli stessi ad astensione dalle udienze”.

Immediatamente, a seguito di sollecitazione telefonica degli avvocati che quel giorno dovevano tenere l’udienza, prontamente abbiamo fatto affiggere un avviso con il quale si invitavano i colleghi ad essere vigili ed a dichiarare che l’eventuale diniego del rinvio era in aperta violazione del codice di autoregolamentazione. Nessun giudice ha dato seguito alla “raccomandazione” del Presidente.
La notizia dell’esternazione del Presidente del Tribunale ci è stata comunicata a Roma ed è immediatamente balzata all’attenzione del Presidente dell’OUA e del Presidente dell’Unione dell’Ordine Regionale che hanno manifestato la loro solidarietà.
Comunque, poiché nella comunicazione si faceva riferimento ad una nota del Presidente della Corte di Appello abbiamo voluto, prima di proclamare l’astensione, verificare il contenuto di tale nota.
Orbene, Il Presidente della Corte di Appello nel segnalare che con maggiore frequenza vi erano richieste sulla irragionevole durata dei procedimenti in materia penale, civile e di lavoro ai sensi della legge 24.03.2001 n. 89, ha comunicato che la causa primaria di tale disfunzione è determinata dalla assoluta carenza di personale, cioè da ragioni attinenti alla organizzazione dei servizi relativi alla giustizia (art. 110 Costi.) ed invitava i Presidenti dei Tribunali ad adottare le iniziative ritenute più opportune.
A questo punto il Presidente del Tribunale di Ariano Irpino :

  • non ha considerato che con nota precedente il Ministero della Giustizia aveva trasmesso la segnalazione dei ritardi della Giurisdizione per l’anno 2009 e che tra tutti i Tribunali del Distretto della Corte di Appello di Napoli il Tribunale di Ariano Irpino era quello che aveva fatto registrare il minor numero di ritardi.
  • non ha ritenuto opportuno convocare il Consiglio dell’Ordine per l’adozione di iniziative comuni .
  • non ha tenuto presente della esistenza di un osservatorio civile sempre pronto a indicare soluzioni per il funzionamento del settore civile.
  • non ha considerato la esistenza di un osservatorio penale già costituito,
    ed ha inteso emanare  una serie di disposizioni particolarmente limitative dell’esercizio di difesa in sede civile e in sede penale senza dar modo agli stessi avvocati di organizzarsi sulla base di tali nuovi indirizzi e senza nemmeno sentire gli stessi Magistrati che avrebbero dovuto applicare le raccomandazioni della richiamata nota.

Nella predetta nota il Presidente ha “raccomandato” ai Magistrati di non ritenere giustificati e quindi legittimi eventuali impedimenti per concomitanti impegni professionali o per l’adesione alla proclamata astensione.
Tale indicazione oltre ad essere illegittima non appare di nessuna utilità per evitare la prescrizione dei reati o il ritardo sanzionabile per la eccessiva durata dei processi.
Infatti, la Cassazione ha affermato che l’imminente prescrizione non legittima di per sé il rigetto della richiesta di rinvio per impedimento del difensore – (Cass. Pen. Sentenza  36539 / 2010  Allorché venga presentata istanza di rinvio per concomitante impegno professionale del difensore, spetta al giudice effettuare una valutazione comparativa dei diversi impegni al fine di contemperare le esigenze della difesa e quelle della giurisdizione.
La considerazione che il reato è prossimo alla prescrizione non legittima il rigetto dell’istanza, tenuto conto della sospensione del corso della prescrizione che, a norma dell’art. 159 comma 1 n. 3 c.p., consegue al rinvio del dibattimento disposto per legittimo impedimento dell’imputato o del suo difensore.

Inoltre la Cassazione con sentenza Sez. II, 25 maggio 2010, n. 19667 ha ribadito che in ipotesi di rinvio per impedimento del difensore “la sospensione del corso della prescrizione non è quindi limitata alla sola durata dello “sciopero” o, alternativamente, al termine di sessanta giorni previsto dall’art. 159 c.p. per le cause di legittimo impedimento, ma si estende al tempo resosi necessario per gli adempimenti tecnici imprescindibili al fine di garantire il recupero dell’ordinario svolgersi del processo, ivi compresi i tempi derivanti dal così detto “carico di lavoro”, posto che tutte le parti processuali condividono con il giudice che dispone il rinvio la responsabilità dell’ordinato svolgimento del processo”

Successivamente alla proclamazione della astensione:

Il Presidente del Tribunale con nota del 20 aprile 2011 comunicava al sottoscritto delle osservazioni in base alle quali avremmo dovuto riesaminare “ad horas”  la determinazione assunta .
Dalla predetta nota emerge, invece, che le ragioni dell’astensione risultano assolutamente immutate anzi emergono ulteriori motivi di perplessità che impongono la conferma della proclamata astensione.

Ed infatti:

  • Il Presidente manifesta sorpresa per il fatto che il Consiglio sia venuto a conoscenza di una nota che doveva essere destinata esclusivamente ai magistrati. Tale affermazione è censurabile perché nella richiamata nota di “raccomandazione” del 06.04.2011 il Presidente oltre alla censurata enunciazione relativa ai rinvii per giustificato impedimento “raccomanda” una serie di disposizioni che sono particolarmente limitative dell’esercizio del diritto di difesa in sede penale e dell’esercizio della libera attività professionale in sede civile che sarebbe stato opportuno,se non doveroso, portare a conoscenza della classe forense. Inoltre, sarebbe stato quanto mai necessaria una discussione anche per il tramite dell’Osservatorio Civile e di quello Penale con i rappresentanti dell’avvocatura.
  • Infatti,invitare i Magistrati a limitare le convocazioni dei CTU a chiarimento, non autorizzare note integrative o esplicative, disporre l’accompagnamento coattivo di testimoni non comparsi senza addurre legittimi impedimenti e qualificando non legittimo l’impedimento per motivo di lavoro non assolutamente differibile costituiscono indirizzi limitativi dell’attività dell’avvocato che pur  possono essere in alcune ipotesi accettate ma dovevano,quanto meno, essere  portate preventivamente a conoscenza degli avvocati.
  • Il Presidente afferma che ha voluto solo comunicare dei suggerimenti e non delle disposizioni. Noi riteniamo che anche i cd. suggerimenti rivolti dal Presidente del Tribunale ai Magistrati costituiscano attività rilevante sia per il doveroso condizionamento dei Magistrati sia perché è l’esternazione da parte del Presidente del Tribunale di un punto di vista comunque censurabile. In ogni caso appare che tale precisazione unitamente alla ammissione di una colposa omissione della frase rivolta ai Magistrati del tenore “ ferma restando l’autonomia di giudizio delle SS.VV” appare un’integrazione postuma che prende atto, suo malgrado, che la sua raccomandazione non ha potuto avere seguito. Inoltre, va considerato che la nota del Presidente della Corte  d’Appello invitava i Presidenti dei Tribunali non a mere enunciazioni di principi ma alla adozione di iniziative dei rispettivi poteri di vigilanza .Inoltre, la censurata nota del 6 aprile ha come conclusione un richiamo dell’attenzione dei Magistrati alla loro possibile responsabilità personale in regresso qualora lo Stato venga condannato al pagamento dell’equa riparazione. Non pare,perciò,che la richiamata nota possa essere considerata quale mero atto interno di nessuna rilevanza esterna.
  • Il Presidente del Tribunale in relazione all’impedimento per contemporaneo impedimento professionale ed alla adesione alla astensione dalle udienze afferma che per disposizione di legge e per costante interpretazione giurisprudenziale tali richieste di rinvio debbano essere valutate nella loro legittimità. Orbene, tale principio è assolutamente condivisibile ed è uno dei motivi che ha spinto il Consiglio dell’Ordine a proclamare l’astensione. Infatti, come abbiamo posto in evidenza nella parte che precede, non si può far luogo indiscriminatamente alla richiesta di rinvio.
    Ma anche tale affermazione, pur se legittima, costituisce offesa alla dignità dell’Avvocatura Arianese perché il Presidente non ammette che, seppur colposamente, ha omesso di affermare tale principio ma ritiene che tale principio non esternato doveva essere intuito da chi leggeva la richiamata nota. Invece la omissione di tale affermazione costituisce proprio il vulnus principale della nota del 6 aprile.

Comunque, al di là delle giustificazioni postume circa le gravi omissioni della precedente nota, fatte passare come mancanza da parte degli avvocati di una esatta comprensione, il Presidente ribadisce  il concetto maggiormente censurabile.
Infatti, nella richiamata nota del 19 aprile 2011 il Presidente dopo una serie di affermazioni di principio astrattamente condivisibili riafferma che nei processi ultraquinquennali la ragionevole durata del processo e la dispersione delle fonti di prova sono prioritarie rispetto al diritto al rinvio per legittimo impedimento ed a quello per la proclamata astensione dalle udienze.
Gli avvocati di Ariano Irpino sono preoccupati perché l’accettazione del principio esposto dal Presidente del Tribunale o la mancata protesta avverso l’affermazione di tale principio causerebbe una lesione all’immagine ed alla dignità dell’Avvocatura tutta che ha lottato per anni affinché fossero affermati i principi in relazione al legittimo impedimento che oggi sono patrimonio delle decisioni della Cassazione e sono resi normativamente vigenti dal codice di autoregolamentazione delle astensioni.
In sostanza appare che la vicenda si inserisce in un ripetuto atteggiamento del Presidente del Tribunale tutto teso all’ affermazione delle proprie prerogative nella ferma volontà di non ammettere mai che il suggerimento di qualcuno possa far modificare un suo punto di vista o una sua decisione già presa.

Ariano Irpino. 6 maggio 2011

                                                 Il Presidente forense
                                                 Avv. Carmine Monaco

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