Pubblicato da: Vito Nicola CICCHETTI | 31 agosto 2011

TRIBUNALI “MINORI” CHIUSURA

PUNTUALE, COME SEMPRE DOPO LA PAUSA ESTIVA, GIUNGE L’ANNUALE PROPOSTA DI CHIUSURA DEI TRIBUNALI “MINORI”.  IL NEO MINISTRO DELLA GIUSTIZIA Dr. FRANCESCO NITTO PALMA PER NON ESSERE DA MENO RISPETTO AI SUOI PREDECESSORI PROPONE (QUALE NOVITA’) LA CHISURA DEI TRIBUNALI “MINORI” CON UN ORGANICO INFEERIORE A 15 UNITA’ E UFFICI NON CIRCONDARIALI DEI GIUDICI DI PACE.

Di seguito pubblichiamo articoli e agenzie di stampa  

               COMUNICATO STAMPA OUA
MANOVRA ECONOMICA, OUA: SEI RAGIONI PER DIRE NO ALL’EMENDAMENTO GOVERNATIVO SULLA GIUSTIZIA: 
A RISCHIO DI CHIUSURA OLTRE 50 TRIBUNALI, SBAGLIATO L’ACCORPAMENTO DELLE PROCURE, PROFILI DI INCOSTITUZIONALITÁ, MANCATO DIALOGO CON L’AVVOCATURA 
L’Organismo Unitario dell’Avvocatura-Oua contesta fortemente l’emendamento presentato dal Ministro della Giustizia, Francesco Nitto Palma, sulla giustizia, che prevede una legge delega per la revisione delle circoscrizioni giudiziarie, con conseguente chiusura di Tribunali e Procure. L’Oua ha indicato 6 ragioni per dire no a questo provvedimento.
Per il presidente dell’Oua, Maurizio de Tilla, l’emendamento è “incorretto sotto il profilo costituzionale, in quanto introdotto su una materia estranea al decreto legge solo in sede di conversione”. Questa è solo la prima delle ragioni di dissenso per l’organismo di rappresentanza politica dell’avvocatura. Per de Tilla, inoltre, il testo della legge delega “doveva essere piú meditato e meno generico”. 
L’Oua, quindi, denuncia i rischi e le conseguenze dell’iniziativa del Governo: “Tra le possibili ricadute – spiega il presidente OUA – la chiusura di oltre 50 Tribunali e l’accorpamento delle Procure, con tutto ciò che consegue sul territorio anche in termini di legalitá e di tenuta del servizio giustizia. Una scelta, probabilmente, viziata sul piano costituzionale, nonchè improvvida e affrettata. Positiva, invece, l’abolizione delle sedi distaccate, fermo restanto una valutazione effettiva sull’utilità e la funzionalità”. 
“Infine – conclude de Tilla – è fin ora mancata la consultazione obbligatoria su questi importanti nodi con la rappresentanza politica e istituzionale dell’avvocatura. Un grave errore le cui conseguenze sono evidenti nella stessa definizione dell’emendamento”. 
Roma, 2 settembre 2011
[Fonte: oua.it]
 
da IL MANIFESTO del 30 agosto 2011
                  Tribunali e procure minori nella scure
ROMA –Tribunali e procure con un organico inferiore alle 15 unità e uffici non circondariali dei giudici di pace potrebbero finire sotto la scure della manovra finanziaria. Tra gli emendamenti che il governo presenterà (anche all’ultimo momento) in Senato, infatti, è atteso anche il testo correttivo a cui i tecnici di via Arenula stanno lavorando già dalla settimana successiva a Ferragosto, quando il neo ministro di Giustizia Francesco Nitto Palma ha illustrato al Capo dello Stato il suo progetto di razionalizzazione della geografia giudiziaria italiana. E tra le tante indigeste sforbiciate folli, questa volta la manovra «taglia tribunalini» pare proprio abbia incontrato il favore sia di Giorgio Napolitano che della stessa Associazione nazionale magistrati. «In linea di principio siamo d’accordo, da tempo chiediamo una revisione delle circoscrizioni – spiega al manifesto il segretario dell’Anm, Giuseppe Cascini – bisognerà poi vedere nel merito come verrà realizzata».
Qualche resistenza invece l’hanno già opposta gli avvocati dell’Oua (Organismo unitario dell’avvocatura) che a spada tratta difendono «il funzionamento del tribunali minori» e auspicano una riorganizzazione della macchina della giustizia evitando «improvvisazioni e interventi spot».
Tagliando da nord a sud dello Stivale circa 70 sedi di cosiddetti «tribunalini» (quelli con meno di 10 magistrati) e 220 sezioni distaccate, e altrettante «procurine» (con meno di 5 pubblici ministeri), mettendo in conto anche il trasferimento di sede di circa 5.700 dipendenti amministrativi e di centinaia di magistrati (500 dai tribunali minori e 996 toghe che dalle sedi distaccate tornerebbero a quelle centrali), e sforbiciando addirittura 681 uffici del giudice di pace (degli 846 in tutto), il governo punta a un risparmio di circa 70-80 milioni di euro l’anno. La revisione delle circoscrizioni non si basa solo sul numero di magistrati operanti ma anche su un’altra serie di parametri quali i carichi di lavoro, il bacino di abitanti, l’estensione della circoscrizione, la presenza di criminalità organizzata, il numero di reati e dei procedimenti pendenti.
Nell’emendamento che Nitto Palma sta preparando si prevede una delega all’esecutivo per riscrivere in un anno circa la mappa della geografia giudiziaria italiana. Sembra però che la Lega non ne voglia proprio sapere – a priori – di tagliare tribunali e procure. Nel qual caso il neo ministro dovrà accontentarsi di rinviare il tutto, inserendo la manovra in un ddl ad hoc a cui starebbero già lavorando.
Infatti, come già annunciato a Ferragosto davanti a Napolitano, Nitto Palma vorrebbe revisionare la legge 199, cosiddetta «svuota carceri», che nel 2010 liberò 3001 detenuti giunti all’ultimo anno di pena concedendo loro i domiciliari. Il ministro pensa ora di estendere la misura a tutti i condannati in via definitiva cui rimangono da scontare fino a 18 mesi di reclusione. In questo modo le carceri si svuoterebbero di quasi altri 2 mila detenuti. Non molti dunque, soprattutto perché la legge 199 prevede che l’eventuale detenzione domiciliare sia vincolata al parere del magistrato di sorveglianza (a proposito di inutili carichi di lavoro). Così il Guardasigilli ha deciso di costituire una «piccola e agile» commissione di magistrati per studiare una serie di misure utili, se non proprio a risolvere l’illegale condizione delle nostre carceri e del nostro sistema penale, almeno a rincuorare il presidente della Repubblica che in più di un’occasione l’ha definita una «questione di prepotente urgenza sul piano costituzionale e civile».

Eleonora Martini

[Fonte: IL MANIFESTO del 30 agosto 2011]

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AGENZIA PARLAMENTARE 29 Agosto 2011
  OUA, giusto tagliare gli sprechi, sbagliato chiudere i Tribunali “minori”
 
(AGENPARL) – Roma, 29 ago – L’Organismo Unitario dell’Avvocat ura Italiana chiede a tutti gli attori del sistema giustizia di aprire un confronto serio sulla riorganizzazione della macchina giudiziaria, evitando improvvisazioni e interventi spot, come quello avanzato qualche settimana fa che prevedeva la chiusura dei cosiddetti ” Tribunali minori”.
 
Per Maurizio de Tilla, presidente dell’Oua, “non sono in gioco gli interessi particolari degli avvocati, ma quelli generali dei cittadini”. “Se esiste, infatti qualche timido esempio di funzionamento del processo secondo le medie ritenute accettabili dall’Europa – spiega il presidente Oua – questo si trova proprio in quelli che attualmente sono impropriamente definiti “” Tribunali minori”, nei quali il cittadino trova attenzione ai suoi problemi e una discreta celerità nella loro soluzione”.
 
“Una rivisitazione della geografia giudiziaria può e deve essere compiuta soltanto in esito ad una indagine scrupolosa sul territorio – continua – sulle risorse, sulla domanda di giustizia e sue tipologie, sulla viabilità, sui carichi di lavoro, sul funzionamento, sulle realtà sociali ed economiche, sulla criminalità diffusa”.
 
L’Oua interviene anche sull’attuale funzionamento del sistema: “Le ragioni di specializzazione o di incompatibilità del Magistrato – aggiunge de Tilla – su cui sembra fondarsi essenzialmente l’individuazione dell’Organico del “Tribunale ottimale” possono essere sì importanti, ma non uniche; vi sono aspetti legati al territorio, alle comunicazioni, al tessuto sociale che non possono essere sacrificati tout court ad una efficienza tutta da accertare, non dovendosi dimenticare che il presidio di legalità che oggi è presente in tutti i Tribunali Italiani (compresi anche gli 80 individuati) costituisce un patrimonio non disperdibile”. “Val la pena aggiungere – sottolinea – che la giustizia non va assolutamente osservata solo in termini di produttività aziendale.
 
Essa, pur in presenza di congiunture particolari come quella attuale, rimane un bisogno primario della collettività (come sanità e della scuola), e, come tale, i suoi costi devono considerarsi come socialmente utili e doverosamente riassorbibili”. L’organismo di rappresentanza politica dell’avvocatura, quindi,  pone in evidenza i criteri di revisione della geografia giudiziaria: “La revisione della circoscrizioni – dice il presidente dell’Oua – non dovrà essere attuata partendo da semplici dati asettici, estrapolati dal contesto di ogni singolo circondario, ma potrà essere attuata solo dopo un attento e approfondito esame della struttura sociale ed economica del territorio, dall’analisi non esclusivamente quantitativa , ma essenzialmente qualitativa di dati “certi” e “verificati”, a cui pervenire con la collaborazione dell„avvocatura territoriale, unica categoria in condizione di fornire indicazioni reali di riferimento sui bisogni delle specifiche realtà locali. Non solo: la revisione della circoscrizioni dovrà tener conto di quell’esigenza comune e da tutti sentita come irrinunciabile di salvaguardar e il valore ed il principio della giustizia di prossimità, elemento cardine e di riferimento per ogni intervento di razionalizzazione”.
 
“La Giustizia – conclude de Tilla – è in questo momento interessata da importanti riforme, che andranno ad incidere in maniera significativa sulla trattazione del processo ed in genere del contenzioso civile e penale. Procedere ora ad una rivisitazione dei circondari, con un maldestro emendamento alla manovra economica bis che si rivelerà di nessuna utilità se non dannosa, potrebbe rivelarsi attività inutile se non controproducente, se prima non si avranno dati certi sull’impatto che queste riforme avranno con il servizio giustizia sul territorio.
 
Aumenti di competenza, materie demandate a Giudici specializzati, trattazione alternativa delle controversie, conciliazioni pre – contenzioso, utilizzo sempre più avanzato di strumenti informatici, potrebbero richiedere una diversa struttura e una altrettanta diversa dislocazione degli uffici giudiziari di Primo Grado rispetto a quella attuale.
 
Decide re in fretta, solo per ragioni di risparmio-spesa potrebbe penalizzare in maniera irreversibile, un numero rilevante di cittadini, che vedrebbero venir meno quella efficiente tutela dei propri diritti fino ad oggi goduta. La ricetta per far funzionare la giustizia è semplice e in molti casi con la condivisione di avvocati e magistrati: riorganizzazione e managerializzazione degli uffici giudiziari, chiusura delle sezioni distaccate, potenziamento del processo telematico, più giudici e riforma della magistratura onoraria. Però non si fa mai nulla, a causa di interessi particolari, delle sterili contrapposizioni tra maggioranza e opposizione, per un evidente immobilismo. Se non, ciclicamente, minacciare di chiudere tribunali”.
com 291124 AGO 11

[Fonte: Agenzia parlamentare 29 agosto 2011]

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