Pubblicato da: Vito Nicola CICCHETTI | 4 ottobre 2011

NUOVO PROCESSO CIVILE D.Lgs. n. 150 del 1.09.2011 “Processo Civile a TRE RITI”

Il D.Lgs. 150/2011 introduce il c.d. “PROCESSO CIVILE A TRE RITI“, di seguito il testo del decreto pubblicato in G.U. n. 220 del 21 settembre 2011.

ATTENZIONE il D.Lgs 150/2011 enta in vigore il 6 OTTOBRE 2011      

G.U. n. 220 del 21 settembre 2011. D.Lgs.1 settembre 2011, n. 150.
 Disposizioni complementari al codice di procedura civile in materia di riduzione e semplificazione dei procedimenti civili di cognizione, ai sensi dell’articolo 54 della legge 18 giugno 2009, n. 69.
 
Capo I 
Disposizioni Generali
Art. 1 
Definizioni  
  1. Ai fini del presente decreto si intende per: 
    a) Rito ordinario di cognizione: il procedimento  regolato  dalle norme del titolo I e del titolo III del libro secondo del  codice  di procedura civile; 
    b) Rito del lavoro: il procedimento regolato  dalle  norme  della sezione II del capo I del titolo IV del libro secondo del  codice  di procedura civile; 
    c) Rito sommario di cognizione: il  procedimento  regolato  dalle norme del capo III bis del titolo I del libro quarto  del  codice  di procedura civile.   
 Art. 2 
Disposizioni comuni alle controversie disciplinate  dal rito del lavoro  
  1. Nelle controversie disciplinate dal Capo II, non  si  applicano, salvo che siano espressamente  richiamati,  gli  articoli  413,  415, settimo comma, 417, 417-bis, 420-bis, 421,  terzo  comma,  425,  426, 427, 429, terzo comma, 431, dal primo al quarto comma e sesto  comma, 433, 438, secondo comma, e 439 del codice di procedura civile. 
  2. L’ordinanza  prevista  dall’articolo  423,  secondo  comma,  del codice di  procedura  civile  può  essere  concessa  su  istanza  di ciascuna parte. 
  3. L’articolo 431,  quinto  comma,  si  applica  alle  sentenze  di condanna a favore di ciascuna delle parti. 
  4.  Salvo  che  sia  diversamente  disposto,  i  poteri  istruttori previsti dall’articolo 421, secondo comma, del  codice  di  procedura civile non vengono esercitati al di fuori  dei  limiti  previsti  dal codice civile.   
Art. 3 
Disposizioni comuni alle controversie disciplinate  dal rito sommario di cognizione  
  1. Nelle controversie disciplinate dal Capo III, non si applicano i commi secondo e terzo dell’articolo 702-ter del codice  di  procedura civile. 
  2. Quando la causa e’ giudicata  in  primo  grado  in  composizione collegiale, con il decreto di cui all’articolo 702-bis, terzo  comma, del codice di procedura civile il presidente del collegio designa  il giudice relatore. Il presidente può delegare l’assunzione dei  mezzi istruttori ad uno dei componenti del collegio. 
  3. Fermo quanto previsto dai commi 1 e 2, quando e’  competente  la corte di appello in primo grado il  procedimento  è regolato  dagli articoli 702-bis e 702-ter del codice di procedura civile.   
Art. 4 
Mutamento del rito  
  1. Quando una controversia  viene  promossa  in  forme  diverse  da quelle previste dal presente decreto, il giudice dispone il mutamento del rito con ordinanza. 
  2. L’ordinanza prevista dal comma 1 viene pronunciata dal  giudice, anche d’ufficio, non oltre la prima  udienza  di  comparizione  delle parti. 
  3. Quando la controversia  rientra  tra  quelle  per  le  quali  il presente decreto prevede  l’applicazione  del  rito  del  lavoro,  il giudice fissa  l’udienza  di  cui  all’articolo  420  del  codice  di procedura civile e il termine perentorio  entro  il  quale  le  parti devono provvedere all’eventuale integrazione degli atti  introduttivi mediante deposito di memorie e documenti in cancelleria. 
  4. Quando dichiara la propria incompetenza, il giudice dispone  che la causa sia riassunta davanti al  giudice  competente  con  il  rito stabilito dalle disposizioni del presente decreto. 
  5. Gli effetti sostanziali e processuali della domanda si producono secondo le norme del rito seguito prima del mutamento. Restano  ferme le decadenze e le preclusioni maturate  secondo  le  norme  del  rito seguito prima del mutamento.   
Art. 5 
Sospensione dell’efficacia esecutiva  del provvedimento impugnato  
  1. Nei casi in cui  il  presente  decreto  prevede  la  sospensione dell’efficacia esecutiva del provvedimento impugnato  il  giudice  vi provvede,  se  richiesto  e  sentite  le  parti,  con  ordinanza  non impugnabile,  quando  ricorrono  gravi   e   circostanziate   ragioni esplicitamente indicate nella motivazione. 
  2. In caso di pericolo imminente di un danno grave e  irreparabile, la sospensione può essere disposta  con  decreto  pronunciato  fuori udienza. La sospensione diviene  inefficace  se  non  è  confermata, entro la prima udienza successiva, con l’ordinanza di cui al comma 1.   
Capo II 
Delle controversie regolate dal rito del lavoro 
Art. 6 
Dell’opposizione ad ordinanza-ingiunzione  
  1.  Le  controversie  previste  dall’articolo  22  della  legge  24 novembre 1981, n. 689, sono regolate dal rito  del  lavoro,  ove  non diversamente stabilito dalle disposizioni del presente articolo. 
  2. L’opposizione si propone davanti al giudice del luogo in cui  è stata commessa la violazione. 
  3. Salvo quanto previsto dai commi 4 e 5,  e  salve  le  competenze stabilite da altre disposizioni di legge,  l’opposizione  si  propone davanti al giudice di pace. 
  4. L’opposizione si propone davanti al tribunale quando la sanzione è stata applicata per una  violazione  concernente  disposizioni  in materia: 
    a) di tutela del lavoro, di igiene sui  luoghi  di  lavoro  e  di prevenzione degli infortuni sul lavoro; 
    b) di previdenza e assistenza obbligatoria; 
    c) di tutela dell’ambiente dall’inquinamento, della flora,  della fauna e delle aree protette; 
    d) di igiene degli alimenti e delle bevande; 
    e) valutaria; 
    f) di antiriciclaggio. 
  5. L’opposizione si propone altresì davanti al tribunale: 
    a) se per la  violazione  è  prevista  una  sanzione  pecuniaria superiore nel massimo a 15.493 euro; 
    b) quando, essendo la violazione punita con  sanzione  pecuniaria proporzionale  senza  previsione  di  un  limite  massimo,  è stata applicata una sanzione superiore a 15.493 euro; 
    c) quando è stata applicata una sanzione di  natura  diversa  da quella pecuniaria, sola o congiunta a quest’ultima,  fatta  eccezione per le violazioni previste dal regio decreto  21  dicembre  1933,  n. 1736, dalla legge 15 dicembre 1990, n. 386 e dal decreto  legislativo 30 aprile 1992, n. 285. 
  6. Il ricorso è proposto, a pena di inammissibilità, entro trenta giorni dalla notificazione del provvedimento, ovvero  entro  sessanta giorni se il ricorrente risiede all’estero, e può essere  depositato anche a mezzo del servizio postale. 
  7. L’efficacia esecutiva del provvedimento  impugnato  può  essere sospesa secondo quanto previsto dall’articolo 5. 
  8. Con il decreto di  cui  all’articolo  415,  secondo  comma,  del codice di procedura civile il giudice  ordina  all’autorità  che  ha emesso il provvedimento impugnato di depositare in cancelleria, dieci giorni prima dell’udienza fissata, copia del rapporto  con  gli  atti relativi all’accertamento, nonché alla contestazione o notificazione della violazione. Il ricorso e il decreto  sono  notificati,  a  cura della  cancelleria,  all’opponente  e  all’autorità  che  ha  emesso l’ordinanza. 
  9. Nel giudizio di primo grado l’opponente  e  l’autorità  che  ha emesso  l’ordinanza  possono   stare   in   giudizio   personalmente.
L’autorità che  ha  emesso  l’ordinanza  può  avvalersi  anche  di funzionari  appositamente  delegati.  Nel  giudizio  di   opposizione all’ordinanza-ingiunzione  di  cui  all’articolo  205   del   decreto legislativo  30  aprile  1992,  n.  285,  il  prefetto   può   farsi rappresentare  in  giudizio   dall’amministrazione   cui   appartiene l’organo  accertatore,  la  quale  vi  provvede  a  mezzo  di  propri funzionari appositamente delegati, laddove sia anche destinataria dei proventi della sanzione, ai  sensi  dell’articolo  208  del  medesimo decreto. 
  10. Alla prima udienza, il giudice: 
    a) quando il ricorso e’ proposto oltre i termini di cui al  comma 6, lo dichiara inammissibile con sentenza; 
    b) quando l’opponente o il suo difensore non si presentano  senza addurre  alcun  legittimo  impedimento,   convalida   con   ordinanza appellabile il provvedimento opposto e provvede  sulle  spese,  salvo che l’illegittimità del provvedimento risulti  dalla  documentazione allegata dall’opponente, ovvero l’autorità che ha emesso l’ordinanza abbia omesso il deposito dei documenti di cui al comma 8. 
  11. Il giudice accoglie l’opposizione  quando  non  vi  sono  prove sufficienti della responsabilità dell’opponente. 
  12. Con la sentenza che  accoglie  l’opposizione  il  giudice  può annullare in  tutto  o  in  parte  l’ordinanza  o  modificarla  anche limitatamente all’entità della sanzione dovuta, che  è  determinata in una misura in ogni caso non  inferiore  al  minimo  edittale.  Nel giudizio di opposizione davanti al giudice di  pace  non  si  applica l’articolo 113, secondo comma, del codice di procedura civile. 
  13. Salvo  quanto  previsto  dall’articolo  10,  comma  6-bis,  del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n.  115,  gli atti del processo e la decisione sono esenti da ogni tassa e imposta.   
Art. 7 
Dell’opposizione al verbale di accertamento  di violazione del codice della strada  
  1.  Le  controversie  in  materia  di  opposizione  al  verbale  di accertamento  di  violazione  del  codice   della   strada   di   cui all’articolo 204-bis del decreto legislativo 30 aprile 1992, n.  285, sono regolate dal rito del lavoro,  ove  non  diversamente  stabilito dalle disposizioni del presente articolo. 
  2. L’opposizione si propone davanti al giudice di pace del luogo in cui è stata commessa la violazione. 
  3. Il ricorso è proposto, a pena di inammissibilità, entro trenta giorni  dalla  data  di   contestazione   della  violazione   o   di notificazione del verbale  di  accertamento,  ovvero  entro  sessanta giorni se il ricorrente risiede all’estero e può  essere  depositato anche  a  mezzo  del  servizio  postale.  Il  ricorso   è   altresì inammissibile se è stato previamente  presentato  ricorso  ai  sensi dell’articolo 203 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285. 
  4. L’opposizione si estende anche alle sanzioni accessorie. 
  5.  La  legittimazione  passiva  spetta  al  prefetto,  quando   le violazioni opposte sono state accertate da  funzionari,  ufficiali  e agenti dello Stato, nonché da funzionari  e  agenti  delle  Ferrovie dello Stato, delle ferrovie e tranvie  in  concessione  e  dell’ANAS; spetta a regioni, province e comuni, quando le violazioni sono  state accertate da funzionari, ufficiali e agenti,  rispettivamente,  delle regioni, delle province e dei comuni. 
  6. L’efficacia esecutiva del provvedimento  impugnato  può  essere sospesa secondo quanto previsto dall’articolo 5. 
  7. Con il decreto di  cui  all’articolo  415,  secondo  comma,  del codice di procedura civile il giudice  ordina  all’autorità  che  ha emesso il provvedimento impugnato di depositare in cancelleria, dieci giorni prima dell’udienza fissata, copia del rapporto  con  gli  atti relativi all’accertamento, nonché alla contestazione o notificazione della violazione. Il ricorso ed il decreto sono  notificati,  a  cura della cancelleria, all’opponente ed ai soggetti di cui al comma 5. 
  8. Nel giudizio di primo grado le parti possono stare  in  giudizio personalmente. L’amministrazione resistente può avvalersi  anche  di funzionari appositamente delegati. 
  9. Alla prima udienza, il giudice: 
    a) nei casi  previsti  dal  comma  3  dichiara  inammissibile  il ricorso con sentenza; 
    b) quando l’opponente o il suo difensore non si presentano  senza addurre  alcun  legittimo  impedimento,   convalida   con   ordinanza appellabile il provvedimento opposto e provvede  sulle  spese,  salvo che la illegittimità del provvedimento risulti dalla  documentazione allegata  dall’opponente,  ovvero  l’autorità  che  ha   emesso   il provvedimento impugnato abbia omesso il deposito dei documenti di cui al comma 7. 
  10. Con la sentenza che  accoglie  l’opposizione  il  giudice  può annullare in tutto o in parte il provvedimento  opposto.  Il  giudice accoglie l’opposizione quando non vi  sono  prove  sufficienti  della responsabilità  dell’opponente.  Non  si  applica  l’articolo   113, secondo comma, del codice di procedura civile. 
  11. Con la sentenza che rigetta l’opposizione il giudice  determina l’importo della sanzione in una misura compresa tra il  minimo  e  il massimo edittale stabilito dalla legge per la  violazione  accertata.
Il  pagamento  della  somma  deve  avvenire  entro  i  trenta  giorni successivi alla notificazione della sentenza e deve essere effettuato a vantaggio dell’amministrazione cui appartiene l’organo accertatore, con le modalità di pagamento da questa determinate. 
  12. Quando rigetta l’opposizione, il  giudice  non  può  escludere l’applicazione delle sanzioni accessorie o la decurtazione dei  punti dalla patente di guida. 
  13. Salvo  quanto  previsto  dall’articolo  10,  comma  6-bis,  del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n.  115,  gli atti del processo e la decisione sono esenti da ogni tassa e imposta.   
Art. 8 
Dell’opposizione a sanzione amministrativa  in materia di stupefacenti  
  1. Le controversie previste dall’articolo 75, comma 9, del  decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, sono regolate dall’articolo 6 del presente decreto, salvo quanto previsto dal comma 2. 
  2. Sono competenti il giudice di pace, e nel caso  di  trasgressore minorenne, il tribunale per i minorenni del  luogo  ove  ha  sede  il prefetto che ha pronunciato il provvedimento impugnato.   
 Art. 9 
Dell’opposizione ai provvedimenti di recupero  di aiuti di Stato  
  1.  Ove  non  diversamente  disposto  dal  presente  articolo,   le controversie in materia di recupero degli  aiuti  di  Stato  previste dall’articolo 1 del decreto-legge 8 aprile 2008, n.  59,  convertito, con modificazioni, dalla legge 6 giugno 2008, n. 101,  sono  regolate alle disposizioni contenute nell’articolo 6 del presente decreto, in quanto compatibili, ad eccezione dei commi 2, 3, 4, 5, 9 e 13. 
  2. Nelle controversie di  cui  al  comma  1,  in  deroga  a  quanto previsto dall’articolo 5, e nei giudizi civili aventi ad  oggetto  un titolo  giudiziale  di  pagamento  conseguente  a  una  decisione  di recupero,  il  giudice,  su  richiesta  di  parte,  può  sospendere l’efficacia esecutiva  del  titolo  amministrativo  o  giudiziale  di pagamento se ricorrono cumulativamente le seguenti condizioni: 
    a) gravi motivi di illegittimità della  decisione  di  recupero, ovvero evidente errore nella individuazione del soggetto tenuto  alla restituzione dell’aiuto di Stato o evidente errore nel calcolo  della somma da recuperare e nei limiti di tale errore; 
    b) pericolo di un pregiudizio imminente e irreparabile. 
  3. Quando accoglie l’istanza di sospensione  per  motivi  attinenti alla illegittimità della decisione di recupero, il giudice  provvede all’immediato rinvio pregiudiziale  della  questione  alla  Corte  di giustizia dell’Unione europea, se ad essa non sia stata già deferita la questione di validità dell’atto comunitario contestato. L’istanza di sospensione non può  in  ogni  caso  essere  accolta  per  motivi attinenti alla legittimità della decisione  di  recupero  quando  la parte  istante,  pur  avendone   facoltà   perché  individuata   o chiaramente individuabile, non abbia proposto impugnazione avverso la decisione di recupero ai sensi dell’articolo  263  del  Trattato  sul funzionamento dell’Unione europea, e successive modificazioni, ovvero quando,  avendo  proposto  l’impugnazione,  non  abbia  richiesto  la sospensione della decisione di recupero ai  sensi  dell’articolo  278 del Trattato medesimo ovvero l’abbia richiesta e la  sospensione  non sia stata concessa. 
  4. Fuori dei casi in cui è stato disposto il rinvio  pregiudiziale alla Corte di giustizia, quando accoglie l’istanza di sospensione  il giudice fissa la data dell’udienza  di  trattazione  nel  termine  di trenta giorni. La causa è decisa nei successivi sessanta giorni. 
  5. Il presidente di sezione, in ogni grado del procedimento, vigila sul rispetto dei termini di cui al comma 4 e riferisce con  relazione trimestrale, rispettivamente, al presidente  del  tribunale  o  della corte di appello per le determinazioni di competenza.  Nei  tribunali non  divisi  in  sezioni  le  funzioni  di  vigilanza   sono   svolte direttamente dal presidente del tribunale. 
Art. 10 
Delle controversie in materia di applicazione delle disposizioni  del codice in materia di protezione dei dati personali  
  1.  Le  controversie  previste  dall’articolo   152   del   decreto legislativo 30 giugno 2003,  n.  196,  sono  regolate  dal  rito  del lavoro, ove non diversamente disposto dal presente articolo. 
  2. E’ competente il tribunale del luogo in cui ha la  residenza  il titolare del trattamento dei dati, come definito dall’articolo 4  del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196. 
  3. Il ricorso avverso i provvedimenti del Garante per la protezione dei dati personali e’ proposto, a  pena  di  inammissibilità,  entro trenta giorni dalla data di comunicazione del provvedimento  o  dalla data  del  rigetto  tacito,  ovvero  entro  sessanta  giorni  se   il ricorrente risiede all’estero. 
  4. L’efficacia esecutiva del provvedimento  impugnato  può  essere sospesa secondo quanto previsto dall’articolo 5. 
  5. Se alla prima udienza il ricorrente non  compare  senza  addurre alcun legittimo impedimento,  il  giudice  dispone  la  cancellazione della causa dal ruolo e dichiara l’estinzione del processo, ponendo a carico del ricorrente le spese di giudizio. 
  6. La sentenza che definisce il giudizio non è appellabile e  può prescrivere le misure necessarie anche in deroga al  divieto  di  cui all’articolo 4 della legge 20 marzo 1865, n. 2248, allegato E), anche in relazione all’eventuale atto  del  soggetto  pubblico  titolare  o responsabile dei dati, nonché il risarcimento del danno.   
 Art. 11 
Delle controversie agrarie  
  1. Le controversie in materia di  contratti  agrari  o  conseguenti  alla conversione dei contratti associativi in affitto  sono  regolate dal rito del lavoro,  ove  non  diversamente  disposto  dal  presente articolo. 
  2. Sono competenti le sezioni specializzate  agrarie  di  cui  alla legge 2 marzo 1963, n. 320. 
  3. Chi intende proporre in giudizio  una  domanda  relativa  a  una controversia nelle materie indicate dal comma 1  è tenuto  a  darne preventiva comunicazione, mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento,   all’altra   parte   e   all’ispettorato    provinciale dell’agricoltura competente per territorio. 
  4. Il capo dell’ispettorato, entro venti giorni dalla comunicazione di cui al comma  3,  convoca  le  parti  ed  i  rappresentanti  delle associazioni professionali di categoria da esse indicati per esperire il tentativo di conciliazione. 
  5. Se la  conciliazione  riesce,  viene  redatto  processo  verbale sottoscritto dalle parti, dai rappresentanti  delle  associazioni  di categoria e dal funzionario dell’ispettorato. 
  6. Se la conciliazione non riesce,  si  forma  egualmente  processo verbale, nel quale vengono precisate le posizioni delle parti. 
  7. Nel caso in cui il tentativo di conciliazione non  si  definisca entro sessanta giorni dalla comunicazione di cui al comma 3, ciascuna delle parti è libera di adire l’autorità’ giudiziaria competente. 
  8. Quando l’affittuario viene convenuto in giudizio per  morosità, il giudice, alla prima udienza, prima di  ogni  altro  provvedimento, concede al convenuto stesso un termine, non inferiore a trenta e  non superiore a novanta giorni, per il pagamento dei  canoni  scaduti,  i quali, con l’instaurazione  del  giudizio,  vengono  rivalutati,  fin dall’origine, in base alle variazioni del valore della moneta secondo gli indici ISTAT e maggiorati degli interessi di legge. Il  pagamento entro il termine fissato dal giudice sana  a  tutti  gli  effetti  la morosità. 
  9. Quando il giudice pronuncia sentenza di condanna al pagamento di somme di denaro in favore  dell’affittuario,  si  applica  l’articolo 429, terzo comma, del codice di procedura civile. 
  10. Costituisce grave ed irreparabile danno, ai sensi dell’articolo 373 del codice di procedura civile, anche  l’esecuzione  di  sentenza che privi il concessionario di un fondo rustico del principale  mezzo di sostentamento suo e della sua famiglia, o possa risultare fonte di serio  pericolo  per  l’integrità  economica  dell’azienda   o   per l’allevamento di animali. 
  11. Il rilascio del fondo può’ avvenire solo al termine dell’annata agraria durante la quale e’ stata emessa la sentenza che lo dispone.   
Art. 12 
Dell’impugnazione dei provvedimenti in materia  di registro dei protesti  
  1.  Le  controversie   aventi   ad   oggetto   l’impugnazione   dei provvedimenti di rigetto delle istanze previste dall’articolo 4 della legge 12 febbraio 1955, n. 77, e quelle avverso la mancata  decisione sulle medesime istanze sono regolate dal rito del lavoro. 
  2. E’ competente il giudice di pace del luogo  in  cui  risiede  il debitore protestato.   
Art. 13 
Dell’opposizione ai provvedimenti in materia  di  riabilitazione  del debitore protestato  
  1. Le controversie aventi ad oggetto l’opposizione al provvedimento di diniego di riabilitazione di cui all’articolo 17, comma  3,  della legge 7 marzo 1996, n. 108, ovvero al decreto  di  riabilitazione  ai sensi del comma 4 del medesimo articolo sono  soggette  al  rito  del lavoro, ove non diversamente disposto dal presente articolo. 
  2. E’ competente la corte di appello. 
  3. Il ricorso e’ proposto, a pena di inammissibilità, entro trenta giorni  dalla  comunicazione  del  ravvedimento   di   diniego   di riabilitazione o dalla pubblicazione del  decreto  di  riabilitazione effettuata ai sensi dell’articolo 17, comma 4, della  legge  7  marzo 1996, n. 108, ovvero entro sessanta giorni se il  ricorrente  risiede all’estero. 
  4. Il provvedimento che  accoglie  il  ricorso  e’  pubblicato  nel registro informatico dei protesti cambiari.   
Capo III 
Delle controversie regolate dal rito  sommario di cognizione 
Art. 14 
Delle controversie in materia di liquidazione  degli onorari e dei diritti di avvocato  
  1. Le controversie previste dall’articolo 28 della legge 13  giugno 1942, n. 794, e l’opposizione proposta a norma dell’articolo 645  del codice di procedura civile contro il decreto  ingiuntivo  riguardante onorari, diritti  o  spese  spettanti  ad  avvocati  per  prestazioni giudiziali sono regolate dal rito sommario  di  cognizione,  ove  non diversamente disposto dal presente articolo. 
  2. E’ competente l’ufficio  giudiziario  di  merito  adito  per  il processo nel quale  l’avvocato  ha  prestato  la  propria  opera.  Il tribunale decide in composizione collegiale. 
  3. Nel giudizio di  merito  le  parti  possono  stare  in  giudizio personalmente. 
  4. L’ordinanza che definisce il giudizio non è’ appellabile.   
Art. 15 
Dell’opposizione a decreto di pagamento  di spese di giustizia  
  1. Le controversie  previste  dall’articolo  170  del  decreto  del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, sono regolate dal rito sommario  di  cognizione,  ove  non  diversamente  disposto  dal presente articolo. 
  2. Il ricorso e’ proposto  al  capo  dell’ufficio  giudiziario  cui appartiene il magistrato che ha emesso  il  provvedimento  impugnato. Per i provvedimenti emessi da magistrati dell’ufficio del giudice  di pace e del pubblico ministero presso il tribunale  è  competente  il presidente del tribunale. Per i provvedimenti  emessi  da  magistrati dell’ufficio del pubblico ministero presso la  corte  di  appello  è competente il presidente della corte di appello. 
  3. Nel giudizio di  merito  le  parti  possono  stare  in  giudizio personalmente. 
  4. L’efficacia esecutiva del provvedimento  impugnato  può  essere sospesa secondo quanto previsto dall’articolo 5. 
  5.  Il  presidente  può  chiedere  a  chi   ha   provveduto   alla liquidazione o  a  chi  li  detiene,  gli  atti,  i  documenti  e  le informazioni necessari ai fini della decisione. 
  6. L’ordinanza che definisce il giudizio non e’ appellabile.   
Art. 16 
Delle controversie in materia di mancato riconoscimento  del  diritto di soggiorno sul territorio nazionale in favore dei cittadini degli altri Stati membri dell’Unione europea o dei loro familiari  
  1. Le controversie previste dall’articolo 8 del decreto legislativo 6  febbraio  2007,  n.  30,  sono  regolate  dal  rito  sommario   di cognizione. 
  2. E’ competente il tribunale del luogo ove dimora il ricorrente.   
Art. 17 
Delle controversie in materia di allontanamento dei  cittadini  degli altri Stati membri dell’Unione europea o dei loro familiari  
  1.  Le  controversie   aventi   ad   oggetto   l’impugnazione   del provvedimento di  allontanamento  dei  cittadini  degli  altri  Stati membri dell’Unione europea o dei loro familiari per motivi imperativi di pubblica sicurezza e per gli altri motivi di pubblica sicurezza di cui all’articolo 20 del decreto legislativo 6 febbraio 2007,  n.  30, nonché per i motivi di cui  all’articolo  21  del  medesimo  decreto legislativo, sono regolate dal rito sommario di cognizione,  ove  non diversamente disposto dal presente articolo. 
  2. E’ competente il tribunale,  in  composizione  monocratica,  del luogo in cui ha sede l’autorità che  ha  adottato  il  provvedimento impugnato. 
  3. Il ricorso e’ proposto, a pena di inammissibilità, entro trenta giorni dalla notificazione del provvedimento, ovvero  entro  sessanta giorni se il ricorrente risiede all’estero, e può essere  depositato anche a mezzo del servizio postale  ovvero  per  il  tramite  di  una rappresentanza  diplomatica  o  consolare  italiana.  In   tal   caso l’autenticazione  della  sottoscrizione  e  l’inoltro   all’autorità giudiziaria  italiana   sono   effettuati   dai   funzionari   della rappresentanza e  le  comunicazioni  relative  al  procedimento  sono effettuate presso la medesima rappresentanza. La procura speciale  al difensore è rilasciata altresì dinanzi all’autorità consolare. 
  4. Il ricorrente può stare in giudizio personalmente. 
  5. L’efficacia esecutiva del provvedimento  impugnato  può  essere sospesa secondo quanto previsto dall’articolo 5. L’allontanamento dal territorio  italiano  non  può  avere  luogo  fino  alla   pronuncia sull’istanza di sospensione, salvo che il provvedimento  sia  fondato su una precedente decisione giudiziale  o  su  motivi  imperativi  di pubblica sicurezza. Il giudice  decide  sull’istanza  di  sospensione prima della scadenza del termine entro il quale  il  ricorrente  deve lasciare il territorio nazionale. 
  6. Quando il ricorso e’  rigettato,  il  ricorrente  deve  lasciare immediatamente il territorio nazionale.   
Art. 18 
Delle controversie in materia di espulsione dei  cittadini  di  Stati che non sono membri dell’Unione europea  
  1. Le controversie aventi ad oggetto l’impugnazione del decreto  di espulsione pronunciato dal prefetto ai sensi del decreto  legislativo 25  luglio  1998,  n.  286,  sono  regolate  dal  rito  sommario   di cognizione, ove non diversamente disposto dal presente articolo. 
  2. E’ competente il giudice di  pace  del  luogo  in  cui  ha  sede l’autorità che ha disposto l’espulsione. 
  3. Il ricorso è proposto, a pena di inammissibilità, entro trenta giorni dalla notificazione del provvedimento, ovvero  entro  sessanta giorni se il ricorrente risiede all’estero, e può essere  depositato anche a mezzo del servizio postale  ovvero  per  il  tramite  di  una rappresentanza  diplomatica  o  consolare  italiana.  In   tal   caso l’autenticazione  della  sottoscrizione  e  l’inoltro   all’autorità giudiziaria  italiana   sono   effettuati   dai   funzionari   della rappresentanza e  le  comunicazioni  relative  al  procedimento  sono effettuate presso la medesima rappresentanza. La procura speciale  al difensore è rilasciata altresì dinanzi all’autorità consolare. 
  4. Il ricorrente è ammesso al gratuito patrocinio  a  spese  dello Stato, e, qualora sia sprovvisto di un difensore, è assistito da  un difensore designato dal giudice  nell’ambito  dei  soggetti  iscritti nella tabella di cui all’articolo 29 delle norme  di  attuazione,  di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, di cui al decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, nonché, ove  necessario, da un interprete. 
  5. Il ricorso, unitamente al decreto  di  fissazione  dell’udienza, deve essere notificato a cura della cancelleria all’autorità che  ha emesso il provvedimento almeno cinque  giorni  prima  della  medesima udienza. 
  6. L’autorità  che  ha  emesso  il  provvedimento  impugnato  può costituirsi  fino  alla  prima  udienza  e  può  stare  in  giudizio personalmente o avvalersi di funzionari appositamente delegati. 
  7. Il giudizio è definito, in ogni caso, entro venti giorni  dalla data di deposito del ricorso. 
  8. Gli atti del procedimento e la decisione  sono  esenti  da  ogni tassa e imposta. 
  9. L’ordinanza che definisce il giudizio non è appellabile.   
Art. 19 
Delle controversie in materia di riconoscimento  della protezione internazionale  
  1.  Le  controversie   aventi   ad   oggetto   l’impugnazione   dei provvedimenti previsti dall’articolo 35 del  decreto  legislativo  28 gennaio 2008, n. 25, sono regolate dal rito sommario  di  cognizione, ove non diversamente disposto dal presente articolo. 
  2. E’ competente il tribunale,  in  composizione  monocratica,  del capoluogo del distretto di  corte  di  appello  in  cui  ha  sede  la Commissione  territoriale  per  il  riconoscimento  della  protezione internazionale  che  ha  pronunciato  il   provvedimento   impugnato. Sull’impugnazione  dei   provvedimenti   emessi   dalla   Commissione nazionale per il diritto di asilo  è competente  il  tribunale,  in composizione monocratica, del capoluogo del  distretto  di  corte  di appello in cui ha sede la Commissione territoriale che ha pronunciato il  provvedimento  di  cui  è  stata  dichiarata  la  revoca  o   la cessazione. Nei casi di accoglienza o trattenimento disposti ai sensi degli articoli 20 e 21 del decreto legislativo 28  gennaio  2008,  n. 25, è competente il tribunale, in composizione monocratica,  che  ha sede nel capoluogo di distretto di corte di appello in cui ha sede il centro ove il ricorrente è accolto o trattenuto. 
  3. Il ricorso è proposto, a pena di inammissibilità, entro trenta giorni dalla notificazione del provvedimento, ovvero  entro  sessanta giorni se il ricorrente risiede all’estero, e può essere  depositato anche a mezzo del servizio postale  ovvero  per  il  tramite  di  una rappresentanza  diplomatica  o  consolare  italiana.  In   tal   caso l’autenticazione  della  sottoscrizione  e  l’inoltro   all’autorità giudiziaria  italiana   sono   effettuati   dai   funzionari   della rappresentanza e  le  comunicazioni  relative  al  procedimento  sono effettuate presso la medesima rappresentanza. La procura speciale  al difensore è rilasciata altresì dinanzi all’autorità consolare. Nei casi di accoglienza o trattenimento disposti ai sensi degli  articoli 20 e 21 del decreto legislativo 28 gennaio 2008,  n.  25,  i  termini previsti dal presente comma sono ridotti della metà. 
  4. La proposizione del ricorso sospende l’efficacia  esecutiva  del provvedimento impugnato, tranne che nelle ipotesi in cui  il  ricorso viene proposto: 
    a) da parte di soggetto ospitato nei  centri  di  accoglienza  ai sensi dell’articolo 20,  comma  2,  lettere  b)  e  c),  del  decreto legislativo  28  gennaio  2008,  n.  25,  o   trattenuto   ai   sensi dell’articolo 21 del medesimo decreto legislativo, ovvero 
    b) avverso il provvedimento che dichiara inammissibile la domanda di riconoscimento dello status di  rifugiato  o  di  persona  cui  è accordata la protezione sussidiaria, ovvero 
    c)  avverso   il   provvedimento   adottato   dalla   Commissione territoriale nell’ipotesi prevista dall’articolo  22,  comma  2,  del decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25, ovvero 
    d)  avverso   il   provvedimento   adottato   dalla   Commissione territoriale che ha dichiarato l’istanza manifestamente infondata  ai sensi dell’articolo 32, comma 1, lettera b-bis), del  citato  decreto legislativo. 
  5. Nei casi previsti  dal  comma  4,  lettere  a),  b),  c)  e  d), l’efficacia esecutiva del provvedimento impugnato può essere sospesa secondo  quanto  previsto  dall’articolo  5.  Quando   l’istanza   di sospensione viene accolta, al ricorrente è rilasciato un permesso di soggiorno per richiesta di asilo e ne viene disposta l’accoglienza ai sensi dell’articolo 36 del decreto legislativo 28  gennaio  2008,  n. 25. 
  6.  Il  ricorso  e  il  decreto  di  fissazione  dell’udienza  sono notificati, a cura della cancelleria, all’interessato e al  Ministero dell’interno,  presso  la  Commissione  nazionale  ovvero  presso  la competente Commissione territoriale, e sono  comunicati  al  pubblico ministero. 
  7. Il Ministero dell’interno, limitatamente al  giudizio  di  primo grado, può stare in  giudizio  avvalendosi  direttamente  di  propri dipendenti o di un rappresentante designato dalla Commissione che  ha adottato  l’atto  impugnato.  Si  applica,  in  quanto   compatibile, l’articolo 417-bis, secondo comma, del codice di procedura civile. 
  8. La Commissione che ha adottato l’atto impugnato può depositare tutti gli atti e la documentazione  che  ritiene  necessari  ai  fini dell’istruttoria e il giudice può  procedere  anche  d’ufficio  agli atti di istruzione necessari per la definizione della controversia. 
  9. L’ordinanza che definisce il giudizio rigetta il ricorso  ovvero riconosce al ricorrente lo status di rifugiato o di  persona  cui  è accordata la protezione sussidiaria ed e’  comunicata  alle  parti  a cura della cancelleria. 
  10. La controversia e’ trattata in ogni grado in via di urgenza.   
Art. 20 
Dell’opposizione  al  diniego  del  nulla  osta  al  ricongiungimento familiare e del permesso di soggiorno per motivi familiari, nonché agli altri provvedimenti dell’autorità amministrativa  in  materia di diritto all’unità familiare  
  1. Le controversie previste dall’articolo 30, comma 6, del  decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, sono regolate dal  rito  sommario di cognizione, ove non diversamente disposto dal presente articolo. 
  2. E’ competente il tribunale in composizione monocratica del luogo in cui il ricorrente ha la residenza. 
  3. L’ordinanza che accoglie il ricorso può  disporre  il  rilascio del visto anche in assenza del nulla osta. 
  4. Gli atti del procedimento sono esenti da imposta di bollo  e  di registro e da ogni altra tassa.   
Art. 21 
Dell’opposizione   alla   convalida   del    trattamento    sanitario obbligatorio  
  1. Le controversie previste dall’articolo 5 della legge  13  maggio 1978, n. 180, sono regolate dal rito sommario di cognizione, ove  non diversamente disposto dal presente articolo. 
  2. E’ competente il  tribunale  in  composizione  collegiale  e  al giudizio partecipa il pubblico ministero. 
  3. Il ricorso su iniziativa del sindaco, ai sensi dell’articolo  5, comma secondo, della legge  13  maggio  1978,  n.  180,  deve  essere proposto, a pena  di  inammissibilità,  entro  trenta  giorni  dalla scadenza del termine di cui  all’articolo  3,  secondo  comma,  della medesima legge. 
  4. Nel giudizio di primo grado le parti possono stare  in  giudizio personalmente e farsi rappresentare  da  persona  munita  di  mandato scritto in calce al ricorso o  in  atto  separato.  Il  ricorso  può essere presentato a mezzo del servizio postale. 
  5. In deroga a quanto previsto dall’articolo 5, il  presidente  del tribunale, acquisito il provvedimento che ha disposto il  trattamento sanitario  obbligatorio  e  sentito  il  pubblico   ministero,   può sospendere  il  trattamento  medesimo  anche  prima  che  sia  tenuta l’udienza di comparizione e d’ufficio. Sulla richiesta di sospensione il presidente provvede entro dieci giorni. 
  6. Il tribunale può  assumere informazioni e disporre  l’assunzione di prove d’ufficio. 
  7.  Il  procedimento  è  esente  dal  contributo  unificato  e  la decisione non e’ soggetta a registrazione.   
Art. 22 
Delle  azioni  popolari  e   delle   controversie   in   materia   di   eleggibilità,  decadenza  ed   incompatibilità   nelle   elezioni   comunali, provinciali e regionali  
  1. Le controversie  previste  dall’articolo  82,  primo  e  secondo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 16 maggio 1960, n. 570, quelle previste dall’articolo 7, secondo comma, della  legge  23 dicembre 1966, n. 1147, quelle previste dall’articolo 19 della  legge 17 febbraio 1968, n. 108, e  quelle  previste  dall’articolo  70  del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, sono  regolate  dal  rito sommario di cognizione, ove non diversamente  disposto  dal  presente articolo. 
  2. Le azioni  popolari  e  le  impugnative  consentite  per  quanto concerne le elezioni comunali sono di competenza del tribunale  della circoscrizione territoriale in cui e’ compreso il comune medesimo. Le azioni popolari e le impugnative consentite per  quanto  concerne  le elezioni  provinciali  sono  di  competenza   del   tribunale   della circoscrizione territoriale in cui è compreso  il  capoluogo  della provincia. Le azioni popolari e le impugnative consentite per  quanto concerne le elezioni regionali sono di competenza del  tribunale  del capoluogo della regione. 
  3. Il tribunale giudica in composizione collegiale  e  al  giudizio partecipa il pubblico ministero. 
  4. Il ricorso avverso  le  deliberazioni  adottate  in  materia  di eleggibilità deve essere proposto, a pena di inammissibilità, entro trenta giorni dalla data finale di pubblicazione della deliberazione, ovvero dalla data della notificazione di essa, quando è  necessaria.
Il termine è di sessanta giorni se il ricorrente risiede all’estero. 
  5. I termini per la notifica del ricorso e  la  costituzione  delle parti sono perentori. 
  6.  L’ordinanza  che  definisce  il  giudizio   è  immediatamente trasmessa in copia a cura del cancelliere al sindaco,  al  presidente della giunta provinciale ovvero al presidente della  regione  perché entro ventiquattro ore dal ricevimento  provveda  alla  pubblicazione per quindici giorni del dispositivo nell’albo dell’ente. 
  7.  Contro  l’ordinanza  pronunciata  dal  tribunale  può   essere proposto appello da qualsiasi cittadino elettore dell’ente  locale  o da chiunque altro vi abbia diretto interesse, dal  procuratore  della Repubblica,  nonché dal  prefetto  quando  ha   promosso   l’azione d’ineleggibilità. 
  8. L’efficacia esecutiva dell’ordinanza pronunciata  dal  tribunale e’ sospesa in pendenza di appello. 
  9. Il termine di cui  all’articolo  702-quater  decorre,  per  ogni altro cittadino elettore o diretto  interessato,  dall’ultimo  giorno della  pubblicazione   del   dispositivo   dell’ordinanza   nell’albo dell’ente. 
  10. Contro la decisione della corte di appello la parte soccombente e il procuratore generale presso la corte di appello possono proporre ricorso per cassazione entro trenta giorni dalla sua comunicazione. 
  11. Il presidente della corte di cassazione, con decreto  steso  in calce al ricorso medesimo, fissa l’udienza di  discussione.  Tutti  i termini del procedimento sono ridotti della metà. 
  12. Il giudice, quando accoglie il ricorso, corregge  il  risultato delle elezioni e sostituisce ai candidati illegittimamente proclamati coloro che hanno diritto di esserlo. 
  13. Il provvedimento che definisce il  giudizio  e’  immediatamente comunicato al sindaco, al presidente della giunta provinciale  ovvero al presidente della regione, che subito  ne  cura  la  notificazione, senza spese,  agli  interessati.  Eguale  comunicazione  è data  al prefetto per le controversie inerenti elezioni regionali. 
  14. Le parti possono stare in giudizio personalmente in ogni grado. 
  15. Gli atti del procedimento e la decisione sono  esenti  da  ogni tassa, imposta e spesa di cancelleria. 
  16. La controversia è trattata in ogni grado in via di urgenza.   
Art. 23 
Delle azioni in materia di  eleggibilità  e  incompatibilità  nelle elezioni per il Parlamento europeo  
  1. Le controversie previste dall’articolo 44 della legge 24 gennaio 1979, n. 18, sono regolate dal rito sommario di cognizione,  ove  non diversamente disposto dal presente articolo. 
  2. E’ competente la corte di appello nella  cui  circoscrizione  ha sede  l’ufficio  elettorale  che  ha  proclamato  l’elezione   o   la surrogazione e al giudizio partecipa il pubblico ministero. 
  3. Il ricorso e’ proposto, a pena di inammissibilità, entro trenta giorni dalla pubblicazione nella Gazzetta  Ufficiale  dei  nominativi degli eletti a norma dell’articolo 24 della legge 24 gennaio 1979, n. 18, ovvero entro sessanta giorni se il ricorrente risiede all’estero. 
  4. I termini per la notifica del ricorso e  la  costituzione  delle parti sono perentori. 
 5. L’ordinanza  che  definisce  il  giudizio,  ove  non  sia  stato proposto ricorso  per  cassazione,  è immediatamente  trasmessa  in copia, a cura del cancelliere, al presidente dell’ufficio  elettorale nazionale, per l’esecuzione. 
 6. Contro la decisione della corte di appello la parte  soccombente e il procuratore generale presso la corte di appello possono proporre ricorso per cassazione entro trenta giorni dalla sua comunicazione. 
  7. Il presidente della corte di cassazione, con  decreto  steso  in calce al ricorso medesimo, fissa l’udienza di  discussione.  Tutti  i termini del procedimento sono ridotti  alla  metà.  La  sentenza  è immediatamente pubblicata e trasmessa, a cura  del  cancelliere,  per l’esecuzione al presidente dell’Ufficio elettorale nazionale. 
  8. Gli atti del procedimento e la decisione  sono  esenti  da  ogni tassa, imposta e spesa di cancelleria. 
  9. La controversia è trattata in ogni grado in via di urgenza.  
Art. 24 
Dell’impugnazione  delle  decisioni  della   Commissione   elettorale circondariale in tema di elettorato attivo  
  1. Le  controversie  previste  dall’articolo  42  del  decreto  del Presidente della Repubblica 20 marzo 1967, n. 223, sono regolate  dal rito sommario  di  cognizione,  ove  non  diversamente  disposto  dal presente articolo. 
  2. E’ competente la corte di appello nella  cui  circoscrizione  ha sede  la  Commissione  elettorale  circondariale  che  ha  emesso  la decisione impugnata e al giudizio partecipa il pubblico ministero. 
  3. Il ricorso è proposto, a pena di inammissibilità, entro trenta giorni dalla notificazione di cui al quarto  comma  dell’articolo  30 del decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo  1967,  n.  223, quando il ricorrente è lo stesso cittadino  che  aveva  reclamato  o aveva  presentato   direttamente   alla   Commissione   una   domanda d’iscrizione o era stato dalla Commissione medesima cancellato  dalle liste. In tutti gli altri casi il  ricorso  e’  proposto,  anche  dal procuratore della  Repubblica  presso  il  tribunale  competente  per territorio,  a  pena  di  inammissibilità,   entro   trenta   giorni dall’ultimo  giorno  di  pubblicazione  della  lista  rettificata.  I termini sono raddoppiati per i cittadini residenti all’estero di  cui all’articolo 11 del decreto del Presidente della Repubblica 20  marzo 1967, n. 223. 
  4. Il ricorso è notificato, col  relativo  decreto  di  fissazione d’udienza, al cittadino o ai cittadini interessati e alla Commissione elettorale. 
  5. Nel giudizio dinanzi alla Corte di cassazione  tutti  i  termini del procedimento sono  ridotti  alla  metà  fatta  eccezione  per  i ricorsi dei cittadini residenti all’estero. 
  6. Le parti possono stare in giudizio personalmente in ogni grado. 
  7.  Il  provvedimento  che  definisce  il  giudizio  è  comunicato immediatamente dalla  cancelleria  al  presidente  della  Commissione elettorale circondariale e al  sindaco  che  ne  cura,  senza  spesa, l’esecuzione e la notificazione agli interessati. 
  8. Gli atti del procedimento e la decisione  sono  esenti  da  ogni tassa, imposta e spesa di cancelleria. 
  9. La controversia è trattata in ogni grado in via di urgenza.   
Art. 25 
Delle controversie in materia di riparazione a  seguito  di  illecita diffusione del contenuto di intercettazioni telefoniche  
  1. Le controversie previste dall’articolo 4  del  decreto-legge  22 settembre 2006, n. 259, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 novembre 2006, n. 281, sono regolate dal rito sommario di cognizione.   
Art. 26 
Dell’impugnazione dei provvedimenti disciplinari  a carico dei notai  
  1. Le controversie in materia  di  impugnazione  dei  provvedimenti disciplinari  e  quelle  in  materia  di  impugnazione  delle  misure cautelari rispettivamente previste dagli articoli  158  e  158-novies della legge 16 febbraio 1913, n. 89, sono regolate dal rito  sommario di cognizione, ove non diversamente disposto dal presente articolo. 
  2. E’ competente la corte di appello del  distretto  nel  quale  ha sede la Commissione amministrativa regionale  di  disciplina  che  ha pronunciato il provvedimento impugnato. Per i provvedimenti cautelari pronunciati  dalla  corte   di   appello   ai   sensi   dell’articolo 158-septies, comma 2,  della  legge  16  febbraio  1913,  n.  89,  è competente la corte di appello nel cui distretto è ubicata  la  sede della Commissione più vicina.  Al  giudizio  partecipa  il  pubblico ministero. 
  3. Il ricorso avverso il provvedimento disciplinare va proposto,  a pena di inammissibilità, entro  trenta  giorni  dalla  notificazione della decisione, a cura della parte interessata o,  in  difetto,  nel termine di sei mesi dal suo deposito. Il ricorso  avverso  la  misura cautelare va proposto, a pena di inammissibilità, entro dieci giorni dalla notificazione del provvedimento impugnato. 
  4. Contro la decisione della corte di appello sul  reclamo  avverso il provvedimento disciplinare è ammesso ricorso per  cassazione  nei soli casi previsti dai numeri 3) e 5) del primo  comma  dell’articolo 360 del codice di procedura civile. 
  5. Contro la decisione della corte di appello sul  reclamo  avverso il provvedimento cautelare è  ammesso  ricorso  per  cassazione  per violazione di legge. 
  6. La Corte di cassazione  pronuncia  con  sentenza  in  camera  di consiglio, sentite le parti.   
Art. 27 
Dell’impugnazione delle deliberazioni  del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti  
  1. Le controversie previste dall’articolo 63 della legge 2 febbraio 1963, n. 69, sono regolate dal rito sommario di cognizione,  ove  non diversamente disposto dal presente articolo. 
  2. E’  competente  il  tribunale  in  composizione  collegiale  del capoluogo del distretto in cui  ha  sede  il  Consiglio  regionale  o interregionale dell’Ordine dei giornalisti presso cui il  giornalista è iscritto od ove la elezione contestata si è svolta e al  giudizio partecipa il pubblico ministero. 
  3. Presso il tribunale e presso la corte di appello il collegio  è integrato da un giornalista e da un pubblicista  nominati  in  numero doppio,  ogni  quadriennio,  all’inizio  dell’anno  giudiziario   dal presidente della corte  di  appello  su  designazione  del  Consiglio nazionale  dell’Ordine.   Il   giornalista   professionista   ed   il pubblicista,  alla  scadenza  dell’incarico,   non   possono   essere nuovamente nominati. 
  4. Il ricorso e’ proposto, a pena di inammissibilità, entro trenta giorni dalla  notifica  del  provvedimento  impugnato,  ovvero  entro sessanta giorni se il ricorrente risiede all’estero. 
  5. L’ordinanza che accoglie il ricorso può annullare,  revocare  o modificare la deliberazione impugnata.   
Art. 28  
Delle controversie in materia di discriminazione 
  1.  Le  controversie  in  materia   di   discriminazione   di   cui all’articolo 44 del decreto  legislativo  25  luglio  1998,  n.  286, quelle di cui all’articolo 4 del decreto legislativo 9  luglio  2003, n. 215, quelle di cui all’articolo 4 del decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 216, quelle di cui all’articolo 3 della legge 1° marzo 2006, n.  67,  e  quelle  di  cui  all’articolo  55-quinquies  del  decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198, sono regolate dal  rito  sommario di cognizione, ove non diversamente disposto dal presente articolo. 
  2. E’ competente il tribunale del luogo in cui il ricorrente ha  il domicilio. 
  3. Nel giudizio di primo grado le parti possono stare  in  giudizio personalmente. 
  4. Quando il ricorrente fornisce elementi di fatto,  desunti  anche da  dati  di  carattere  statistico,  dai  quali  si  può  presumere l’esistenza di atti, patti o comportamenti discriminatori, spetta  al convenuto l’onere di provare l’insussistenza della discriminazione. I dati di carattere  statistico  possono  essere  relativi  anche  alle assunzioni, ai regimi contributivi, all’assegnazione delle mansioni e qualifiche, ai trasferimenti, alla  progressione  in  carriera  e  ai licenziamenti dell’azienda interessata. 
  5. Con l’ordinanza  che  definisce  il  giudizio  il  giudice  può condannare  il  convenuto  al  risarcimento  del  danno   anche   non patrimoniale  e  ordinare  la  cessazione  del  comportamento,  della condotta  o  dell’atto  discriminatorio  pregiudizievole,  adottando, anche  nei  confronti  della  pubblica  amministrazione,  ogni  altro provvedimento idoneo a rimuoverne gli effetti. Al fine di impedire la ripetizione  della  discriminazione,  il  giudice  può ordinare  di adottare, entro il termine fissato nel  provvedimento,  un  piano  di rimozione delle discriminazioni accertate. Nei casi di  comportamento discriminatorio di carattere collettivo, il piano è adottato sentito l’ente collettivo ricorrente. 
  6. Ai fini della liquidazione del danno, il giudice tiene conto del fatto che l’atto o  il  comportamento  discriminatorio  costituiscono ritorsione  ad  una  precedente  azione  giudiziale  ovvero  ingiusta reazione ad una precedente  attività  del  soggetto  leso  volta  ad ottenere il rispetto del principio della parità di trattamento. 
  7. Quando accoglie la domanda proposta, il giudice può ordinare la pubblicazione del provvedimento, per una sola volta  e  a  spese  del convenuto, su un quotidiano di tiratura nazionale. Dell’ordinanza  è data comunicazione nei casi previsti dall’articolo 44, comma 11,  del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, dall’articolo 4, comma 1, del decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 215, dall’articolo 4, comma 2, del decreto legislativo 9 luglio 2003,  n.  216,  e  dall’articolo 55-quinquies, comma 8, del decreto legislativo  11  aprile  2006,  n. 198.   
Art. 29 
Delle  controversie  in  materia  di  opposizione  alla  stima  nelle espropriazioni per pubblica utilità.
  1. Le controversie aventi ad oggetto l’opposizione  alla  stima  di cui all’articolo 54 del decreto legislativo 8 giugno  2001,  n.  327, sono regolate dal rito sommario di cognizione, ove  non  diversamente disposto dal presente articolo. 
  2. E’ competente la corte di appello nel cui distretto si trova  il bene espropriato. 
  3. L’opposizione va proposta, a pena di inammissibilità, entro  il termine di trenta giorni dalla notifica del decreto  di  esproprio  o dalla notifica della stima peritale, se quest’ultima  sia  successiva al decreto di esproprio. Il termine  è di  sessanta  giorni  se  il ricorrente risiede all’estero. 
  4.  Il  ricorso  è  notificato  all’autorità  espropriante,   al promotore  dell’espropriazione  e,  se  del  caso,  al   beneficiario dell’espropriazione, se attore è il proprietario  del  bene,  ovvero all’autorità espropriante e al proprietario del bene, se  attore  è il promotore dell’espropriazione. Il ricorso è notificato  anche  al concessionario dell’opera pubblica, se a questi sia stato affidato il pagamento dell’indennità.   
Art. 30 
Delle  controversie  in  materia  di   attuazione   di   sentenze   e provvedimenti stranieri di giurisdizione volontaria e contestazione del riconoscimento.  
  1. Le controversie aventi ad oggetto  l’attuazione  di  sentenze  e provvedimenti  stranieri   di   giurisdizione   volontaria   di   cui all’articolo 67 della legge 31 maggio 1995, n. 218, sono regolate dal rito sommario di cognizione. 
  2. E’ competente la corte di appello del luogo  di  attuazione  del provvedimento.   
Capo IV 
Delle controversie regolate dal rito  ordinario di cognizione. 
Art. 31 
Delle controversie in materia di rettificazione  di attribuzione di sesso.  
  1.  Le  controversie  aventi  ad  oggetto  la   rettificazione   di attribuzione di sesso ai sensi dell’articolo 1 della legge 14  aprile 1982, n. 164, sono regolate dal rito ordinario di cognizione, ove non diversamente disposto dal presente articolo. 
  2. E’ competente il  tribunale,  in  composizione  collegiale,  del luogo dove ha residenza l’attore. 
  3. L’atto  di  citazione  è notificato  al  coniuge  e  ai  figli dell’attore e al giudizio partecipa il pubblico ministero. 
  4. Quando risulta necessario un adeguamento dei caratteri  sessuali da realizzare mediante trattamento medico-chirurgico, il tribunale lo autorizza con sentenza  passata  in  giudicato.  Il  procedimento  è regolato dai commi 1, 2 e 3. 
  5. Con la sentenza che accoglie la  domanda  di  rettificazione  di attribuzione di sesso il  tribunale  ordina  all’ufficiale  di  stato civile del comune dove  è  stato  compilato  l’atto  di  nascita  di effettuare la rettificazione nel relativo registro. 
  6. La sentenza di rettificazione di attribuzione di  sesso  non  ha effetto retroattivo. Essa determina lo scioglimento del matrimonio  o la cessazione degli effetti civili conseguenti alla trascrizione  del matrimonio celebrato con rito religioso. Si applicano le disposizioni del codice civile e della legge 1° dicembre 1970, n. 898.   
Art. 32 
Dell’opposizione  a  procedura  coattiva  per  la  riscossione  delle entrate patrimoniali dello Stato e degli altri enti pubblici.  
  1. Le controversie in materia di opposizione all’ingiunzione per il pagamento delle entrate  patrimoniali  degli  enti  pubblici  di  cui all’articolo 3 del testo unico delle disposizioni di  legge  relative alla riscossione delle entrate patrimoniali dello Stato e degli altri enti pubblici approvato con regio decreto 14  aprile  1910,  n.  639, sono regolate dal rito ordinario di cognizione. 
  2. E’ competente il giudice del luogo in cui ha sede l’ufficio  che ha emesso il provvedimento opposto. 
  3. L’efficacia esecutiva del provvedimento  impugnato  può  essere sospesa secondo quanto previsto dall’articolo 5.    
Art. 33 
Delle controversie in materia di liquidazione  degli usi civici.  
  1. L’appello contro le decisioni dei commissari  regionali  di  cui all’articolo 32 della legge 16 giugno 1927, n. 1766, e’ regolato  dal rito ordinario di  cognizione,  ove  non  diversamente  disposto  dal presente articolo. 
  2.  Sono  competenti,  rispettivamente,  la  corte  di  appello  di Palermo, per i provvedimenti pronunciati  dal  commissario  regionale per la liquidazione degli usi civici per la Regione Siciliana,  e  la corte di  appello  di  Roma,  per  i  provvedimenti  pronunciati  dai commissari regionali delle restanti regioni. 
  3. L’appello e’ proposto, a pena di inammissibilità, entro  trenta giorni dalla notificazione del provvedimento impugnato. 
  4. L’appello contro decisioni preparatorie  o  interlocutorie  può essere proposto soltanto dopo la decisione  definitiva  e  unitamente all’impugnazione di questa. 
  5. L’atto di citazione è  notificato  a  tutti  coloro  che  hanno interesse  ad  opporsi  alla  domanda  di  riforma  della   decisione impugnata e al giudizio partecipa il pubblico ministero. 
  6. Su richiesta  della  cancelleria  della  corte  di  appello,  il commissario che ha pronunciato la decisione impugnata trasmette tutti gli atti istruttori compiuti nella causa. 
  7. La sentenza che definisce il  giudizio  e’  comunicata,  a  cura della cancelleria, al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.   
Capo V 
Disposizioni finali ed abrogazioni.
Art. 34 
Modificazioni e abrogazioni.
  1. Alla legge 24 novembre 1981, n. 689, sono apportate le  seguenti modificazioni: 
    a) all’articolo 22, il primo comma è  sostituito  dal  seguente:
«Salvo quanto previsto dall’articolo 133 del  decreto  legislativo  2 luglio 2010, n.  104,  e  da  altre  disposizioni  di  legge,  contro l’ordinanza-ingiunzione di pagamento e contro l’ordinanza che dispone la sola confisca gli interessati possono proporre opposizione dinanzi all’autorità  giudiziaria  ordinaria.  L’opposizione   è  regolata dall’articolo 6 del decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150.»; 
    b) all’articolo 22, i commi dal secondo al settimo sono abrogati; 
    c) gli articoli 22-bis e 23 sono abrogati. 
  2. All’articolo 6, comma 5, della legge 13 agosto 2010, n.  136  le parole: «in deroga a quanto previsto dall’articolo 22,  primo  comma, della citata legge n. 689 del 1981» sono sostituite  dalle  seguenti:
«in deroga a quanto previsto dall’articolo 6, comma  2,  del  decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150.». 
  3. All’articolo 8 del decreto legislativo 19 novembre 2008, n. 195, il comma 7 è sostituito dal seguente: «7.  Contro  il  decreto  può essere proposta opposizione ai sensi dell’articolo 22 della legge  24 novembre 1981, n. 689.». 
  4. All’articolo 262, comma 2,  del  decreto  legislativo  3  aprile 2006, n. 152, le parole: «di  cui  all’articolo  23  della  legge  24 novembre 1981, n. 689»  sono  sostituite  dalle  seguenti:  «previsto dall’articolo 22 della legge 24 novembre 1981, n. 689». 
  5. All’articolo 17 del decreto legislativo 23 aprile 2004, n.  124, il comma 3 è sostituito dal seguente:  «3.  Il  ricorso  sospende  i termini di cui agli articoli 14 e 18 della legge 24 novembre 1981, n. 689, ed all’articolo 6, comma 6, del decreto legislativo 1° settembre 2011, n.150, ed i termini di  legge  per  i  ricorsi  giurisdizionali avverso verbali degli enti previdenziali.». 
  6. Al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, sono apportate le seguenti modificazioni: 
    a) l’articolo 204-bis è sostituito dal seguente:   
«Art. 204-bis. 
(Ricorso in sede giurisdizionale).  
  1.  Alternativamente  alla  proposizione   del   ricorso   di   cui all’articolo 203, il  trasgressore  o  gli  altri  soggetti  indicati nell’articolo 196, qualora non sia stato effettuato il  pagamento  in misura ridotta nei  casi  in  cui  è  consentito,  possono  proporre opposizione    davanti    all’autorità    giudiziaria     ordinaria.
L’opposizione è regolata dall’articolo 7 del decreto legislativo  1° settembre 2011, n. 150.»; 
  b) l’articolo 205 e’ sostituito dal seguente:   
«Art. 205. 
(Opposizione all’ordinanza-ingiunzione).  
  1. Contro l’ordinanza-ingiunzione  di  pagamento  di  una  sanzione amministrativa   pecuniaria   gli   interessati   possono    proporre opposizione    davanti    all’autorità   giudiziaria    ordinaria.
L’opposizione è regolata dall’articolo 6 del decreto legislativo  1° settembre 2011, n. 150.”. 
  7. All’articolo 75 del decreto del Presidente  della  Repubblica  9 ottobre 1990, n. 309, il comma 9  è sostituito  dal  seguente:  
«9. Avverso il decreto con il quale il prefetto irroga le sanzioni di cui al comma 1 ed eventualmente formula l’invito di cui al comma  2,  che ha effetto dal momento della notifica  all’interessato,  può  essere fatta opposizione dinanzi  all’autorità giudiziaria  ordinaria.  Le controversie di cui al presente comma sono disciplinate dall’articolo 8 del decreto legislativo  1°  settembre  2011,  n.  150.  Copia  del decreto è contestualmente inviata al questore di cui al comma 8.». 
  8.  All’articolo  1  del  decreto-legge  8  aprile  2008,  n.   59, convertito, con modificazioni, dalla legge 6  giugno  2008,  n.  101, sono apportate le seguenti modificazioni: 
    a) il comma 1 è sostituito dal seguente: «1.  I  giudizi  civili concernenti gli atti e le procedure volti al  recupero  di  aiuti  di Stato in esecuzione di  una  decisione  di  recupero  adottata  dalla Commissione europea ai sensi dell’articolo 14 del regolamento (CE) n. 659/1999 del Consiglio del 22 marzo 1999 sono regolati  dall’articolo 9 del decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150 .»; 
    b) i commi da 2 a 6 sono abrogati. 
  9. All’articolo 152 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, sono apportate le seguenti modificazioni: 
    a) al comma 1, dopo  le  parole:  «comprese  quelle  inerenti  ai provvedimenti del Garante in materia di protezione dei dati personali o alla loro mancata adozione,» sono inserite le seguenti: «nonché le controversie previste dall’articolo  10,  comma  5,  della  legge  1° aprile 1981, n. 121, e successive modificazioni,»; 
    b)  dopo  il  comma  1  è  inserito  il  seguente:  «1-bis.   Le controversie di cui al comma 1 sono disciplinate dall’articolo 10 del decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150.»; 
    c) i commi da 2 a 14 sono abrogati. 
  10. Gli articoli 5, 6 e 7 della legge 2 marzo 1963,  n.  320,  sono abrogati. 
  11. L’articolo 26 della legge 11 febbraio 1971, n. 11, e’ abrogato. 
  12. Gli articoli 46 e 47 della legge 3 maggio 1982,  n.  203,  sono abrogati. 
  13. L’articolo 9 della legge 14 febbraio 1990, n. 29, è abrogato. 
  14. All’articolo 4, comma 4, della legge 12 febbraio 1955,  n.  77, il secondo e il terzo  periodo  sono  sostituiti  dal  seguente:  «Le controversie di cui al presente comma sono disciplinate dall’articolo 12 del decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150.». 
  15. All’articolo  17  della  legge  7  marzo  1996,  n.  108,  sono apportate le seguenti modificazioni: 
    a) il comma 3 è sostituito dal seguente: «3. Avverso il  diniego di   riabilitazione   il   debitore   può   proporre    opposizione.
L’opposizione  è   disciplinata   dall’articolo   13   del   decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150.»; 
    b) al comma  4  la  parola:  «reclamabile»  è  sostituita  dalla seguente: «opponibile»; 
    c) al comma 4 le parole: «entro dieci giorni dalla pubblicazione» sono abrogate; 
    d) il comma 5 è abrogato. 
  16. Alla legge 13 giugno 1942, n. 794, sono apportate  le  seguenti modificazioni: 
    a)  l’articolo  28  è  sostituito  dal  seguente:  «28.  Per  la liquidazione delle spese, degli onorari e dei diritti  nei  confronti del proprio cliente l’avvocato,  dopo  la  decisione  della  causa  o l’estinzione della procura, se non intende seguire il procedimento di cui agli articoli 633 e seguenti  del  codice  di  procedura  civile, procede  ai  sensi  dell’articolo  14  del  decreto  legislativo   1° settembre 2011, n. 150.»; 
    b) gli articoli 29 e 30 sono abrogati. 
  17. All’articolo 170 del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, sono apportate le seguenti modificazioni: 
    a) il comma 1 e’ sostituito al seguente: «1. Avverso  il  decreto di pagamento emesso a  favore  dell’ausiliario  del  magistrato,  del custode e  delle  imprese  private  cui  è affidato  l’incarico  di demolizione e riduzione in  pristino,  il  beneficiario  e  le  parti processuali,  compreso  il  pubblico  ministero,   possono   proporre opposizione.  L’opposizione  e’  disciplinata  dall’articolo  15  del decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150.»; 
    b) i commi 2 e 3 sono abrogati. 
  18. Al decreto legislativo 6 febbraio 2007, n. 30,  sono  apportate le seguenti modificazioni: 
    a) l’articolo 8 e’ sostituito dal seguente: 
«Art. 8. 
(Ricorsi avverso il mancato riconoscimento  del diritto di soggiorno)  
  1. Avverso il provvedimento di rifiuto e revoca del diritto di  cui agli articoli 6 e 7, e’  ammesso  ricorso  all’autorità  giudiziaria ordinaria.  Le  controversie  previste  dal  presente  articolo  sono disciplinate dall’articolo 16 del decreto  legislativo  1°  settembre 2011, n.150.»; 
    b) all’articolo 22, il comma 2 è sostituito  dal  seguente:  «2. Avverso il provvedimento di allontanamento  per  motivi  di  pubblica sicurezza, per motivi imperativi di pubblica sicurezza e per i motivi di cui all’articolo 21 può essere presentato  ricorso  all’autorità  giudiziaria ordinaria. Le controversie di cui al presente comma  sono disciplinate dall’articolo 17 del decreto  legislativo  1°  settembre 2011, n. 150.»; 
    c) all’articolo 22, ai commi 3 e 4, le parole: «ai commi 1 e  2», ovunque ricorrono, sono sostituite dalle seguenti: «al comma 1»; 
    d)  all’articolo  22,  al  comma  4,  le  parole:  «o  su  motivi imperativi di pubblica sicurezza» sono soppresse; 
    e) all’articolo 22, il comma 5 e’ abrogato. 
  19. Al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286,  sono  apportate le seguenti modificazioni: 
    a) all’articolo 13, il comma 5-bis e’  sostituito  dal  seguente:
«5-bis.  Nei  casi  previsti  al  comma  4   il   questore   comunica immediatamente e, comunque, entro quarantotto ore dalla sua adozione, al giudice di pace territorialmente competente il  provvedimento  con
il quale e’ disposto l’accompagnamento alla  frontiera.  L’esecuzione del provvedimento  del  questore  di  allontanamento  dal  territorio nazionale e’ sospesa fino alla decisione sulla  convalida.  L’udienza per  la  convalida  si  svolge  in  camera  di   consiglio   con   la partecipazione necessaria di un difensore tempestivamente  avvertito. L’interessato è anch’esso tempestivamente informato e  condotto  nel luogo in cui il giudice tiene  l’udienza.  Lo  straniero  è  ammesso all’assistenza legale da parte di un difensore di fiducia  munito  di procura speciale.  Lo  straniero  è  altresì ammesso  al  gratuito patrocinio a spese dello Stato,  e,  qualora  sia  sprovvisto  di  un difensore,  e’  assistito  da  un  difensore  designato  dal  giudice nell’ambito dei soggetti iscritti nella tabella di  cui  all’articolo 29 delle norme di attuazione,  di  coordinamento  e  transitorie  del codice di procedura penale, di cui al decreto legislativo  28  luglio 1989, n. 271, nonché, ove necessario, da un interprete.  L’autorità che ha adottato il provvedimento può stare in giudizio personalmente anche avvalendosi di funzionari appositamente  delegati.  Il  giudice provvede alla convalida, con decreto motivato, entro  le  quarantotto ore successive, verificata l’osservanza dei termini,  la  sussistenza dei requisiti previsti dal presente articolo e sentito l’interessato, se  comparso.  In  attesa  della  definizione  del  procedimento   di convalida, lo straniero espulso e’ trattenuto in uno  dei  centri  di
identificazione ed espulsione, di cui all’articolo 14, salvo  che  il procedimento possa essere definito nel luogo in cui e’ stato adottato il provvedimento di allontanamento anche prima del  trasferimento  in uno dei centri disponibili.  Quando  la  convalida  e’  concessa,  il provvedimento di accompagnamento alla frontiera diventa esecutivo. Se la convalida non e’ concessa ovvero non è osservato il  termine  per la decisione, il  provvedimento  del  questore  perde  ogni  effetto.
Avverso  il  decreto  di  convalida  e’   proponibile   ricorso   per cassazione.   Il   relativo   ricorso   non   sospende   l’esecuzione dell’allontanamento  dal  territorio   nazionale.   Il   termine   di quarantotto ore entro il quale il giudice  di  pace  deve  provvedere alla  convalida  decorre  dal   momento   della  comunicazione   del provvedimento alla cancelleria.»; 
    b) all’articolo 13, il comma 8 è sostituito  dal  seguente:  «8. Avverso il decreto  di  espulsione  può  essere  presentato  ricorso all’autorità  giudiziaria  ordinaria.  Le  controversie  di  cui  al presente  comma  sono  disciplinate  dall’articolo  18  del   decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150.»; 
    c) l’articolo 13-bis e’ abrogato; 
    d) all’articolo 14, il comma 4 e’ sostituito  dal  seguente:  «4. L’udienza per la convalida si svolge in camera di  consiglio  con  la partecipazione necessaria di un difensore tempestivamente  avvertito. L’interessato è anch’esso tempestivamente informato e  condotto  nel luogo in cui il giudice tiene  l’udienza.  Lo  straniero  è ammesso all’assistenza legale da parte di un difensore di fiducia  munito  di procura speciale.  Lo  straniero  è  altresì  ammesso  al  gratuito patrocinio a spese dello Stato,  e,  qualora  sia  sprovvisto  di  un difensore,  è  assistito  da  un  difensore  designato  dal  giudice nell’ambito dei soggetti iscritti nella tabella di  cui  all’articolo 29 delle norme di attuazione,  di  coordinamento  e  transitorie  del codice di procedura penale, di cui al decreto legislativo  28  luglio 1989, n. 271, nonché, ove necessario, da un interprete.  L’autorità che ha adottato il provvedimento può stare in giudizio personalmente anche avvalendosi di funzionari appositamente  delegati.  Il  giudice provvede alla convalida, con decreto motivato, entro  le  quarantotto ore successive, verificata l’osservanza dei termini,  la  sussistenza dei requisiti previsti dall’articolo  13  e  dal  presente  articolo, escluso il requisito della vicinanza del centro di identificazione  e di espulsione  di  cui  al  comma  1,  e  sentito  l’interessato,  se comparso. Il provvedimento cessa di avere ogni  effetto  qualora  non sia osservato il termine per la decisione. La convalida  può  essere disposta  anche  in  occasione  della  convalida   del   decreto   di accompagnamento alla frontiera, nonché in sede di esame del  ricorso avverso il provvedimento di espulsione.». 
  20. All’articolo 35 del decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25, sono apportate le seguenti modificazioni: 
    a) il  comma  1  e’  sostituito  dal  seguente:  «1.  Avverso  la decisione  della  Commissione  territoriale  e  la  decisione   della Commissione nazionale sulla revoca o sulla cessazione dello status di rifugiato o di persona cui è accordata la protezione sussidiaria  è ammesso  ricorso  dinanzi  all’autorità  giudiziaria  ordinaria.  Il ricorso  è  ammesso  anche  nel  caso  in  cui  l’interessato  abbia richiesto il riconoscimento dello status di  rifugiato  e  sia  stato ammesso esclusivamente alla protezione sussidiaria.»; 
    b) il comma 2 è sostituito dal seguente: «2. Le controversie  di cui al  comma  1  sono  disciplinate  dall’articolo  19  del  decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150.»; 
    c) i commi da 3 a 14 sono abrogati. 
  21. All’articolo 30 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, il comma 6 è sostituito dal seguente:  «6.  Contro  il  diniego  del nulla osta al ricongiungimento familiare e del permesso di  soggiorno per  motivi  familiari,  nonchè  contro  gli   altri   provvedimenti dell’autorità  amministrativa  in  materia  di  diritto  all’unità familiare,  l’interessato  puo’  proporre  opposizione  all’autorità giudiziaria ordinaria. L’opposizione e’ disciplinata dall’articolo 20 del decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150.». 
  22. All’articolo 5  della  legge  13  maggio  1978,  n.  180,  sono apportate le seguenti modificazioni: 
    a) il primo comma è sostituito dal seguente: «Chi e’  sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio, e chiunque vi abbia  interesse, può proporre ricorso contro il provvedimento convalidato dal giudice tutelare.»; 
    b) al secondo comma  le  parole:  «Entro  il  termine  di  trenta giorni, decorrente dalla scadenza del termine di cui al secondo comma dell’articolo 3,» sono abrogate; 
    c) il terzo comma e’ sostituito dal seguente: «Alle  controversie previste dal presente articolo si applica l’articolo 21  del  decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150.»; 
    d) i commi dal quarto all’ottavo sono abrogati. 
  23. Al decreto del Presidente della Repubblica 16 maggio  1960,  n. 570, sono apportate le seguenti modificazioni: 
    a) all’articolo 82, il primo comma è sostituito  dal  seguente:
«Le deliberazioni adottate in materia di eleggibilità dal  Consiglio comunale possono essere impugnate da qualsiasi cittadino elettore del Comune, o da chiunque  altro  vi  abbia  diretto  interesse,  dinanzi all’autorità giudiziaria ordinaria.»; 
    b) all’articolo 82, secondo comma,  le  parole:  «Il  termine  di trenta  giorni,  stabilito  ai  fini  della  impugnativa  di  cui  al precedente   comma,   decorre   dall’ultimo   giorno   dell’anzidetta pubblicazione.» sono abrogate; 
    c) all’articolo 82, il terzo comma e’ sostituito dal seguente:  «Alle  controversie  previste  dal  presente   articolo   si   applica l’articolo 22 del decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150.»; 
    d) all’articolo 82, i commi dal quarto all’ultimo sono abrogati; 
    e) gli articoli 82/2, 82/3, 84 sono abrogati. 
  24. Alla legge  23  dicembre  1966,  n.  1147,  sono  apportate  le seguenti modificazioni: 
    a) all’articolo 3, il primo comma è abrogato; 
    b) all’articolo 7, il secondo comma è sostituito  dal  seguente:
«Le azioni popolari e  le  impugnative  consentite  dal  decreto  del Presidente della Repubblica 16 maggio 1960, n. 570,  e  dall’articolo 70 del decreto legislativo  18  agosto  2000,  n.  267,  a  qualsiasi elettore del Comune  per  quanto  concerne  elezioni  comunali,  sono consentite a qualsiasi cittadino elettore della Provincia per  quanto concerne le elezioni provinciali. Le attribuzioni conferite  da  tali norme al Consiglio  comunale,  si  intendono  devolute  al  Consiglio provinciale; quelle devolute al  sindaco  si  intendono  devolute  al presidente della Giunta provinciale. Alle controversie  previste  dal presente comma si applica l’articolo 22 del  decreto  legislativo  1° settembre 2011, n. 150.»; 
    c) all’articolo 7, il quarto comma è abrogato. 
  25. All’articolo 19 della legge 17  febbraio  1968,  n.  108,  sono apportate le seguenti modificazioni: 
    a) all’articolo 19, il primo comma è abrogato; 
    b) il secondo  comma  è sostituito  dal  seguente:  «Le  azioni popolari e le impugnative previste per qualsiasi elettore del  comune dal decreto del Presidente della Repubblica 16 maggio 1960, n. 570, e dall’articolo 70 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, sono consentite a qualsiasi elettore della regione nonché al Prefetto del capoluogo di Regione, in qualità di rappresentante dello Stato per i rapporti con il sistema delle autonomie. Alle  controversie  previste dal presente comma si applica l’articolo 22 del  decreto  legislativo 1° settembre 2011, n.150.»; 
    c) il terzo comma e’ abrogato. 
  26. All’articolo 70 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, sono apportate le seguenti modificazioni: 
    a)  al  comma  1  le   parole:   «con   ricorso   da   notificare all’amministratore ovvero agli amministratori interessati, nonché al sindaco o al presidente della provincia.» sono abrogate; 
    b) il comma 3 è sostituito dal seguente: «3.  Alle  controversie previste dal presente articolo si applica l’articolo 22  del  decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150.”»; 
    c) il comma 4 e’ abrogato. 
  27. Alla legge 24 gennaio 1979, n. 18, sono apportate  le  seguenti modificazioni: 
    a) all’articolo 44, il primo comma e’  sostituito  dal  seguente:
«Fermo restando quanto disposto dall’articolo 66 della  Costituzione, ai  giudizi  relativi  alle  condizioni   di   eleggibilità  e   di compatibilità, stabilite dalla  presente  legge  in  relazione  alla carica di membro del  Parlamento  europeo  spettante  all’Italia,  si applica l’articolo 23 del decreto legislativo 1° settembre  2011,  n. 150.»; 
    b) all’articolo 44, al secondo comma le parole: «con ricorso  sul quale il presidente fissa,  con  decreto,  l’udienza  di  discussione della causa in via di urgenza e  provvede  alla  nomina  del  giudice relatore. Il ricorso deve essere depositato,  a  pena  di  decadenza, entro 60 giorni dalla  pubblicazione  nella  Gazzetta  Ufficiale  dei nominativi degli eletti  a  norma  dell’articolo  24  della  presente legge.» sono abrogate; 
    c) all’articolo 44, i commi dal terzo all’ultimo sono abrogati; 
    d) gli articoli 45 e 47 sono abrogati. 
  28. Al decreto del Presidente della Repubblica 20  marzo  1967,  n. 223, sono apportate le seguenti modificazioni: 
    a) all’articolo 42, il primo comma è sostituito  dal  seguente: «Contro le decisioni della  Commissione  elettorale  circondariale  o delle sue Sottocommissioni, qualsiasi  cittadino  ed  il  procuratore della Repubblica presso  il  tribunale  competente  possono  proporre impugnativa davanti all’autorità giudiziaria ordinaria.»; 
    b) all’articolo 42, il terzo comma, è sostituito  dal  seguente:
«Alle  controversie  previste  dal  presente  articolo   si   applica l’articolo 24 del decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150.»; 
    c) l’articolo 44 e’ sostituito dal seguente:   
«Art. 44. 
(Legge 7 ottobre 1947, n. 1058, art. 35) 
  Il pubblico ministero, se riscontra nel fatto che ha  dato  origine al ricorso estremi  di  reato,  promuove  l’azione  penale  entro  il medesimo termine previsto per la proposizione dell’impugnativa»; 
    d) gli articoli 43, 45 e 46 sono abrogati. 
  29. All’articolo 4 del decreto-legge 22  settembre  2006,  n.  259, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 novembre 2006, n.  281, il comma 2, ultimo periodo, è sostituito dal seguente:  «Si  applica l’articolo 25 del decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150.». 
  30. Alla legge 16 febbraio 1913, n. 89, sono apportate le  seguenti modificazioni: 
    a) all’articolo 158, comma 1, le parole: « con  reclamo  alla corte di appello del distretto nel quale ha sede la Commissione,  nel termine di trenta giorni dalla notificazione della decisione, a  cura della parte interessata o, in difetto, nel termine di un anno dal suo deposito» sono abrogate; 
    b) all’articolo 158, il comma 2 e’ sostituito dal  seguente:  «2. Alle  controversie  previste  dal  presente   articolo   si   applica l’articolo 26 del decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150.»; 
    c) all’articolo 158, al comma 3 le parole: « nei termini  di  cui al comma 1» sono sostituite dalle  seguenti:  «nei  termini  previsti dall’articolo 26 del decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150.»; 
    d) gli articoli 158-bis e 158-ter sono abrogati; 
    e) l’articolo 158-novies  sostituito dal seguente: «158-novies.
1. I provvedimenti cautelari pronunciati dalla  Commissione  e  dalla corte di appello sono reclamabili nei modi previsti dall’articolo  26 del decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150.»; 
    f) all’articolo 158-decies, il comma 3 è abrogato. 
  31. Alla legge 3 febbraio 1963, n. 69, sono apportate  le  seguenti modificazioni: 
    a) all’articolo 63, il primo comma è sostituito  dal  seguente:
«Le deliberazioni indicate nell’articolo  precedente  possono  essere impugnate dinanzi all’autorità giudiziaria ordinaria.»; 
    b) all’articolo 63, il secondo comma è sostituito dal  seguente:
«Le controversie previste dal  presente  articolo  sono  disciplinate dall’articolo 27 del decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150.»; 
    c) all’articolo 63, il terzo comma e’ abrogato; 
    d) gli articoli 64 e 65 sono abrogati. 
  32. Al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286,  sono  apportate le seguenti modificazioni: 
    a) all’articolo 44, il comma 1 è sostituito  dal  seguente:  «1. Quando  il   comportamento   di   un   privato   o   della   pubblica amministrazione produce  una  discriminazione  per  motivi  razziali, etnici,  linguistici,  nazionali,   di   provenienza   geografica   o religiosi, e’ possibile ricorrere all’autorità’ giudiziaria ordinaria per domandare la cessazione del comportamento  pregiudizievole  e  la rimozione degli effetti della discriminazione.»; 
    b) all’articolo 44, il comma 2 e’ sostituito  dal  seguente:  «2. Alle  controversie  previste  dal  presente   articolo   si   applica l’articolo 28 del decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150.»; 
    c) all’articolo 44, il comma 8 e’ sostituito  dal  seguente:  «8. Chiunque elude l’esecuzione di provvedimenti, diversi dalla  condanna al risarcimento  del  danno,  resi  dal  giudice  nelle  controversie previste dal presente articolo è punito ai sensi dell’articolo  388, primo comma, del codice penale.»; 
    d) all’articolo 44, al comma 10 le  parole:  «Il  giudice,  nella sentenza che  accerta  le  discriminazioni  sulla  base  del  ricorso presentato ai sensi del presente articolo, ordina al datore di lavoro di definire, sentiti i predetti soggetti e  organismi,  un  piano  di rimozione delle discriminazioni accertate» sono soppresse; 
    e) all’articolo 44, i commi da 3 a 7 e il comma 9 sono abrogati. 
  33. Al decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 215, sono apportate le seguenti modificazioni: 
    a) all’articolo 4, il comma 1 è sostituito dal seguente:  «1.  I giudizi civili avverso gli atti e i comportamenti di cui all’articolo 2 sono regolati dall’articolo 28 del decreto legislativo 1° settembre 2011,  n.150.  In  caso  di  accertamento  di  atti  o  comportamenti discriminatori, come definiti dall’articolo 2 del  presente  decreto, si  applica,  altresì,  l’articolo  44,  comma   11,   del   decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286.»; 
    b) all’articolo 4, i commi da 3 a 6 sono abrogati. 
  34. Al decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 216, sono apportate le seguenti modificazioni: 
    a) all’articolo 4, il comma 2 e’ sostituito dal seguente:  «2.  I giudizi civili avverso gli atti e i comportamenti di cui all’articolo 2 sono regolati dall’articolo 28 del decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150.  In  caso  di  accertamento  di  atti  o  comportamenti discriminatori, come definiti dall’articolo 2 del  presente  decreto, si  applica,  altresì,  l’articolo  44,  comma   11,   del   decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286.»; 
    b) all’articolo 4, i commi da 4 a 7 sono abrogati. 
  35. Alla legge 1° marzo 2006, n. 67,  sono  apportate  le  seguenti modificazioni: 
    a) all’articolo 3, il comma 1 è sostituito dal seguente:  «1.  I giudizi civili avverso gli atti e i comportamenti di cui all’articolo 2 sono regolati dall’articolo 28 del decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150.»; 
    b) all’articolo 3, i commi da 2 a 4 sono abrogati. 
  36. Al decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198,  sono  apportate le seguenti modificazioni: 
    a) all’articolo  55-quinquies,  il  comma  1  è  sostituito  dal seguente: «1. In caso di violazione dei divieti di  cui  all’articolo
55-ter, e’ possibile ricorrere  all’autorità giudiziaria  ordinaria per domandare la cessazione del comportamento  pregiudizievole  e  la rimozione degli effetti della discriminazione.»; 
    b) all’articolo  55-quinquies,  il  comma  2  è sostituito  dal seguente: «2. Alle controversie previste  dal  presente  articolo  si applica l’articolo 28 del decreto legislativo 1° settembre  2011,  n. 150.»; 
    c) all’articolo  55-quinquies,  il  comma  9  è  sostituito  dal seguente:  «9.  Chiunque  non  ottempera  o  elude  l’esecuzione   di provvedimenti, diversi dalla condanna al risarcimento del danno, resi dal giudice nelle controversie  previste  dal  presente  articolo  è punito con l’ammenda fino a  50.000  euro  o  l’arresto  fino  a  tre anni.»; 
    d) all’articolo 55-quinquies, i commi da 3 a 7 sono abrogati; 
    e) l’articolo 55-sexies e’ abrogato. 
  37. All’articolo 54 del decreto legislativo 8 giugno 2001, n.  327, sono apportate le seguenti modificazioni: 
    a) il comma 1 è sostituito dal seguente:  «  1.  Decorsi  trenta giorni dalla comunicazione prevista dall’articolo  27,  comma  2,  il proprietario espropriato, il promotore dell’espropriazione o il terzo che  ne  abbia  interesse  può  impugnare   innanzi   all’autorità giudiziaria gli atti dei procedimenti  di  nomina  dei  periti  e  di determinazione  dell’indennità,  la  stima  fatta  dai  tecnici,  la liquidazione delle  spese  di  stima  e  comunque  può  chiedere  la determinazione giudiziale dell’indennità. Le controversie di cui  al presente  comma  sono  disciplinate  dall’articolo  29  del   decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150.»; 
    b) i commi dal 2 al 4 sono abrogati. 
  38. All’articolo 67 della  legge  31  maggio  1995,  n.  218,  sono apportate le seguenti modificazioni: 
    a) al comma 1 le parole: «alla corte  di  appello  del  luogo  di attuazione»   sono   sostituite   dalle   seguenti:    «all’autorità giudiziaria ordinaria»; 
    b)  dopo  il  comma  1  è inserito  il  seguente:  «1-bis.   Le controversie di cui al comma 1 sono disciplinate dall’articolo 30 del decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150.». 
  39. Alla legge 14 aprile 1982, n. 164, sono apportate  le  seguenti modificazioni: 
    a) all’articolo 1, dopo il primo comma è inserito  il  seguente:
«Le  controversie  di  cui   al   primo   comma   sono   disciplinate dall’articolo 31 del decreto legislativo 1° settembre 2011, n.150.»; 
    b) all’articolo 6, primo comma, le parole: «il ricorso di cui  al primo comma dell’articolo 2 deve  essere  proposto»  sono  sostituite dalle seguenti: «la domanda  di  rettificazione  di  attribuzione  di sesso deve essere proposta»; 
    c) gli articoli 2  e  3  e  l’articolo  6,  secondo  comma,  sono abrogati. 
  40.  L’articolo  3  delle  disposizioni  di  legge  relative   alla riscossione delle entrate patrimoniali dello Stato e degli altri enti pubblici approvato con regio decreto  14  aprile  1910,  n.  639,  è sostituito dal seguente:   
«Art. 3. 
(Art. 3, legge 24 dicembre 1908, n. 797).  
  Avverso  l’ingiunzione  prevista  dal  comma  2  si  può  proporre opposizione    davanti    all’autorità   giudiziaria     ordinaria.
L’opposizione  è   disciplinata   dall’articolo   32   del   decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150, .». 
  41. All’articolo 32 della legge  16  giugno  1927,  n.  1766,  sono
apportate le seguenti modificazioni: 
    a) al primo comma le parole: «il reclamo alle Corti  di  appello, aventi giurisdizione nei territori ove  sono  situati  i  terreni  in controversia,  o  la  loro  maggior  parte»  sono  sostituite   dalle seguenti: «reclamo dinanzi all’autorità giudiziaria  ordinaria.  Le controversie  previste   dal   presente   comma   sono   disciplinate dall’articolo 33 del decreto legislativo 1°settembre 2011, n. 150.»; 
    b) i commi dal secondo al quinto sono abrogati. 
  42. Alla legge 10 luglio 1930, n. 1078, sono abrogati gli  articoli dal 2 all’8.   
Art. 35 
Clausola di invarianza finanziaria. 
  1. Dall’attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza  pubblica.  Le  amministrazioni interessate provvedono agli adempimenti previsti dal presente decreto con  l’utilizzo  delle  risorse  umane,  strumentali  e   finanziarie disponibili a legislazione vigente.   
Art. 36 
Disposizioni transitorie e finali.  
  1. Le norme del  presente  decreto  si  applicano  ai  procedimenti instaurati successivamente alla  data  di  entrata  in  vigore  dello stesso. 
  2. Le norme abrogate o modificate dal presente  decreto  continuano ad applicarsi alle controversie pendenti  alla  data  di  entrata  in vigore dello stesso. 
  Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato sarà inserito nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica italiana.
E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare. 
 Roma, 1 settembre 2011
NAPOLITANO
Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri
Palma, Ministro della giustizia
Calderoli, Ministro per la semplificazione normativa
Visto, il Guardasigilli: Palma
[Fonte: G.U.]
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