Pubblicato da: Vito Nicola CICCHETTI | 1 aprile 2012

TRIBUNALI MINORI – GEOGRAFIA GIUDIZIARIA – La mozione approvata al Congresso Straordinario Forense – Milano 23-24 marzo 2012

Il Congresso straordinario Forense ha discusso della Geografia Giudiziaria e delle ipotesi di “soppressione” dei c.d. “TRIBUNALI MINORI”. Con 550 voti favorevoli e 324 contrari è stata approvata la mozione: “PER UNA RINNOVATA E MODERNA GEOGRAFIA GIUDIZIARIA”                      

                  CONGRESSO STRAORDINARIO FORENSE
                            MILANO 23-24 MARZO 2012
  PER UNA RINNOVATA E MODERNA GEOGRAFIA GIUDIZIARIA
La Giustizia, pur in presenza di congiunture particolari non può essere gestita in termini di “produttività aziendale”, poiché essa è, e rimane, un bisogno primario della collettività i cui costi devono considerarsi come socialmente utili e doverosamente assorbibili;
In questo principio si innesta la esigenza di affrontare le problematiche legate alla geografia giudiziaria.
Ciò non può, ovviamente, avvenire come oggi avviene, in termini settoriali o limitati solo ad alcuni Uffici ma interessare ogni sede dove si amministra Giustizia, sia essa del Giudice di Pace, Sezione Staccata di Tribunale, Tribunale o Corte di Appello e coinvolgendo per una ampia disamina delle singole esigenze territoriali, l’avvocatura e tutte le forze socio – istituzionali locali.
E’ politicamente necessaria un’analisi non quantitativa ma qualitativa dei singoli dati territoriali, purchè certi” e “verificati” e raccolti con la collaborazione dell’ avvocatura territoriale.
Non devono, inoltre, venir meno le esigenze di salvaguardare la giustizia di prossimità che avevano portato ad istituire le attuali sedi.
Va altresì conferito che gli obiettivi di risparmio e di efficienza, posti a base di una legge delega, non si raggiungono con l’indiscriminata e generica soppressione degli Uffici giudiziari, quanto piuttosto con una oculata e condivisa riorganizzazione sul territorio degli attuali Uffici, potenziando, anche sotto il profilo dell’alta tecnologia, proprio quegli Uffici di prossimità, che in ragione di una struttura meno complessa e burocratica, offrono una pronta e rapida risposta di giustizia ed un più rapido accesso a tutti i servizi da parte dei cittadini, così allineandosi agli standard previsti dalla Comunità europea anche al fine di evitare la paralisi del servizio giustizia negli uffici accorpati.
Un’efficiente, attuale ed economicamente utile riorganizzazione giudiziaria, si può attuare soltanto attraverso un’ampia ridistribuzione territoriale del carico di lavoro dei singoli uffici senza le attuali limitazioni geografiche, superando cioè i confini geografici provinciali e riferirsi piuttosto a quelli del distretto della Corte d’Appello, regionali o di colleganza socio-economica.
Al contrario, da una indiscriminata e irrazionale soppressione, come quella intrapresa, non deriverebbe alcun risparmio economico, essendo vero invece il contrario stante il permanere di tutti i costi solo figurativamente trasferiti presso la sede accorpante e non ne deriverebbe affatto alcuna
diversa e migliore efficienza del servizio, essendo vero invece il contrario atteso il maggior carico di lavoro che andrebbe a gravare sull’Ufficio accorpante, con perdita di efficienza, nei territori accorpati, nella giustizia civile e nella lotta alla criminalità.
Su questa premessa l’Avvocatura Italiana ha manifestato
preoccupazione e contrarietà per:
– l’assenza di ogni dialogo con l’avvocatura, pur ripetutamente richiesto, nell’attuazione della nuova dislocazione sul territorio degli Uffici Giudiziari.
– la mancanza di un progetto organico tale da interessare tutti gli Uffici,
– un provvedimento finalizzato essenzialmente alla soppressione di Uffici di primo grado, in quanto non avente sede in capoluogo di provincia e non a ridistribuire equamente il territorio ai fini di raggiungere una più efficiente risposta di giustizia;
– la mancanza di ogni applicazione in sede di revisione degli Uffici del Giudice di Pace di quei criteri legati alla verifica delle esigenze del territorio, pur presenti in delega, che ha comportato la totale soppressione degli Uffici non circondariali,
– per la non celata intenzione, manifestata già dall’indicato provvedimento sugli uffici dei Giudici di Pace, di ridisegnare le sedi di Tribunale e di Sezione Distaccata per sole ragioni economiche, disattendendo ogni valutazione sulle ragioni della giustizia di prossimità (in spregio al dettato del trattato di Lisbona del 13.12.2007) e con ciò eliminando senza, senza possibilità di appello, anche uffici efficienti e territorialmente indispensabili.
Su questa premessa l’Avvocatura Italiana chiede al Ministro della Giustizia
di procedere, preliminarmente ad ogni decisione, all’acquisizione di tutti i dati relativi all’attività svolta dagli Uffici giudiziari, compresi quelli di spesa e quelli relativi al fabbisogno di giustizia sulla base di riscontri certi, collegati a parametri sociali, economici, strutturali e sulla base di dati oggettivi, relativi a strumenti, organizzazione, personale, carico di lavoro e produttività.
Ha, inoltre, chiesto di tenere conto, oltre che della riduzione dei costi, anche della primaria necessità di individuare strutture idonee allo scopo e delle perdite causate alle economie locali, sempre previa consultazione con l’avvocatura e con le rappresentanze politiche e sociali dei territori;
nonché di esaminare, analizzare e valutare il territorio nazionale sia sotto il profilo geografico, sia sotto quello produttivo, sia sotto quello delle strutture e dell’organizzazione giudiziaria esistente, al fine di individuare se e dove sia necessario introdurre o potenziare competenze specializzate della magistratura al fine di un maggiore affidamento da parte delle imprese e degli investitori e soprattutto tenendo in imprescindibile considerazione il diritto del cittadino ad un facile accesso ed una giustizia qualitativamente soddisfacente.
Ulteriore richiesta è quella di tenere conto, quali principi irrinunciabili, della velocità di risposta e della qualità dei servizi, garantendo su tutto il territorio magistrati preparati e responsabilizzati nell’assunzione delle decisioni.
Rispettando queste indicazioni si provvederà quindi per gradi alla redistribuzione dei singoli uffici, facendo seguire alla riforma degli Uffici dei Giudici di Pace, quelle delle Sezioni Distaccate di Tribunale e quindi delle Circoscrizioni, facendo seguire ad ogni fase un periodo non irrisorio di monitoraggio degli effetti, sia sul territorio che sui cittadini che sulle imprese, della chiusura e/o accorpamento, con rilievo degli indici reali di raggiunta maggior efficienza e di risparmio rispetto alla situazione preesistente.
Successivamente si potrà compiutamente passare alla seconda fase solo per quegli uffici ed aree ove risultino acquisiti, con il confronto delle realtà locali, e a parità di organico e mezzi degli uffici interessati, indubbi vantaggi per il cittadino, per l’impresa, per l’amministrazione della Giustizia e per la sicurezza dei territori contro la criminalità organizzata, così realizzando un’attenta comparazione tra risparmio atteso e efficienza auspicata e costi indiretti che ricadrebbero sui cittadini, sulle amministrazioni pubbliche, sulle aziende.
Occorre interpretare il criterio stabilito sub e) nel senso di superare i confini geografici provinciali e , privilegiando quelli dei distretti delle Corti d’Appello e regionali, ed affermando il criterio del “territorio limitrofo extraprovinciale.
Ed infine è necessario
 – applicare i principi della legge sui Tribunali metropolitani, procedendo ad una generale ridistribuzione territoriale e con ciò interessando Corti D’Appello, Tribunali, Sezioni Distaccate e Uffici del Giudice di Pace, avendo, quale criterio direttivo, quello della reazioni di Uffici con termini, il più omogenei possibile, di dimensioni ottimali per territorio, popolazioni ed organici:
 – promuovere l’applicazione da parte dei Presidenti delle Corti D’Appello dell’istituto della coassegnazione di cui all’art.7 ter, comma 3 quinquies, del RD n. 12/1941, nonché la completa informatizzazione degli uffici con l’attivazione del processo telematico;
 – applicare nella ridistribuzione degli Uffici del Giudice di Pace i criteri “oggettivi ed omogenei” inseriti in delega quali estensione del territorio, abitanti specificità territoriale, tasso di criminalità, infrastrutture.
 In conclusione, l’Avvocatura ha
                                                     INVITATO
il Ministro della Giustizia a non dare attuazione alla delega ove questa non recepisca i principi e le richieste formulate dall’avvocatura
                                               AUSPICANDO
in proposito anche l’autorevolissimo intervento del Capo dello Stato
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