Pubblicato da: Vito Nicola CICCHETTI | 22 luglio 2013

GIUDIZIO DI RESPONSABILITA’ PER DANNO ERARIALE. CORTE DEI CONTI SEZIONE CAMPANA CON LA SENTENZA N. 135 DEL 31.01.2013 CONDANNA AMMINISTRATORI ASSOLVE UTC

Corte dei Conti NapoliGIUDIZIO DI RESPONSABILITA’ PER  DANNO ERARIALE DA PROCEDURA ESPROPRIATIVA. LA CORTE DEI CONTI SEZIONE CAMPANA CON LA SENTENZA N. 135 DEL 31.01.2013 HA CONDANNATO SINDACO E ASSESSORI AL RISARCIMENTO IN FAVORE DEL COMUNE E RESPINTA LA DOMANDA DI RISARCIMENTO NEI CONFRONTI DEL RESPONSABILE DELL’UTC.          

                                                                                             Sent. 135/2013

REPUBBLICA ITALIANA   

In Nome del Popolo Italiano

La Corte dei Conti

Sezione Giurisdizionale per la Campania

composta dai Magistrati:

dott. Fiorenzo SANTORO                – Presidente

dott.ssa Rossella CASSANETI         -Consigliere

dott.ssa Giulia DE FRANCISCIS      – Primo Referendario relatore

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nel qiudizio di responsabilità iscritto al n. 63300 del registro di segreteria, promosso dal Procuratore regionale nei confronti di      

………….. (responsabile UTC), rappresentato difeso dall’avv. Vito Nicola Cicchetti (vitonicola.cicchetti@pec.it), presso il cui studio sito in Vallata (AV), Via Borgo Nuovo n. 14, è elettivamente domiciliato;

………… (sindaco) , rappresentato e difeso dall’avv ……… ;

………… (assessore) , rappresentato e difeso dall’avv ……… ;

………… (assessore), rappresentato e difeso dall’avv ……… ;

………… (assessore), rappresentato e difeso dall’avv ……… ;

Visto l’atto di citazione.

Letti gli atti ed i documenti di causa.

Uditi, nella pubblica udienza del 27 settembre 2012, il magistrato relatore dott.ssa Giulia De Franciscis, e il Pubblico Ministero, nella persona del S.P.G. dott. Marco Catalano.

Uditi, altresì, l’avv. ……… per i convenuti ……… e l’avv. Cicchetti per il convenuto …….. (responsabile UTC)

FATTO

Con atto di citazione depositato in data 24/11/2010, la Procura Regionale ha  convenuto in giudizio i sigg.ri ………. (sindaco…….), ……. (assessore ……..), ……. (assessore ai ll.pp. ……….), ………….. (assessore ai ll.pp. in carica dal ……….), nonché ……… (responsabile dell’U.T.C. in carica dal …….), per sentirli condannare al pagamento della somma di € 70.642,28, a titolo di danno erariale cagionato al Comune di Ariano Irpino, in relazione alla soccombenza, patita da detta Amministrazione nel contenzioso insorto con un privato cittadino, inciso da procedura espropriativa (eredi di ……….. ).

L’azione erariale si correla, in particolare, all’approfondimento delle circostanze per le quali il Comune di ………. ha adottato la delibera di riconoscimento di debito n. 51 del 2/10/2007, comunicata alla Procura presso questa Corte con nota del Segretario comunale. All’uopo il Requirente riferisce i seguenti fatti salienti.

Con delibere consiliari n. 328/1986 e n. 43/1987 il Comune approvava il progetto esecutivo per la ricostruzione del macello comunale, il cui spazio incideva sull’area di proprietà del sig. ………, della quale il Sindaco disponeva – con decreto del 27/04/1988 – la relativa occupazione temporanea in via d’urgenza, per un periodo di cinque anni. L’immissione nel possesso del terreno avveniva in data 23/05/1988.

In data 18/11/1987 era stato altresì acquisito il parere favorevole alla realizzazione del progetto da parte del Comitato Tecnico Regionale di Napoli.

A tali atti non faceva seguito, però, l’espletamento degli ulteriori adempimenti della procedura espropriativa, di talché gli eredi dell’interessato promuovevano in data 2/10/1996 azione civile nei confronti del Comune: il giudizio – previo espletamento di CTU

– si concludeva con sentenza di condanna del Tribunale di Ariano Irpino n. 514/2004, al pagamento da parte dell’ente di € 250.840,00, oltre interessi legali a decorrere dalla  pronuncia e spese di giudizio per € 8.800,00.  La decisione veniva notificata all’Amministrazione il 27/12/2005 e passava in giudicato, per non impugnazione, il 26/01/2006.

In data 15/05/2006 gli eredi …… notificavano atto di precetto per la sorte capitale, con successivo atto di pignoramento del 19/06/2006 e, poi, un nuovo atto di precetto del 7/07/2006 per le spese del giudizio. Con ordinanze di assegnazione di somme del 19/10/2006 e 12/03/2007, l’Istituto bancario San Paolo Banco di Napoli – in qualità di Tesoriere del Comune di ………., terzo pignorato – ha corrisposto a costoro il complessivo importo di €.289.393,59. Detta somma è stata oggetto di riconoscimento come debito fuori bilancio con la menzionata delibera consiliare n. 51/2007, e con successiva determinazione n. 308 dell’8/11/2007 è stata disposta la liquidazione della stessa all’istituto tesoriere.

Rispetto alle somme de quibus, il Requirente contesta quale danno erariale l’ammontare degli oneri aggiuntivi, pari ad € 64.142,28 per interessi sulla sorte capitale corrisposta in risarcimento, a decorrere dalla scadenza della procedura d’esproprio fino alla pubblicazione della sentenza di condanna, e € 6.500,00 per le spese legali, liquidate con la decisione in favore degli eredi ……….

In relazione alla vicenda descritta, questi ritiene – infatti – che ciascuno dei chiamati abbia contribuito con condotta gravemente colposa al mancato rispetto delle regole che disciplinano il procedimento espropriativo.

Il Sindaco, in carica pro-tempore, durante lo svolgimento dello stesso e gli Assessori ai Lavori pubblici succedutisi nel medesimo periodo, per i compiti propulsivi e di vigilanza ad essi intestati (art. 142 e 151 del T.U.LC.P. n. 148/1915, ribaditi nell’art. 36, L. n. 142/1990 e trasfusi nell’art. 50, commi 1 e 2, del d.lgs. n. 267/2000).

Il responsabile dell’Ufficio tecnico comunale, per la mancata attivazione/sollecitazione degli adempimenti dovuti e segnalazione dei rischi da inadempimento.

Evidenzia, altresì, che la procedura espropriativa in questione, riguardando la ricostruzione del macello comunale, non rientrava in quelle soggette alla proroga legislativa disposta con la legge n. 158/1991, atteso che detta previsione si riferiva alle procedure afferenti alla soddisfazione di esigenze abitative (art. 20, legge n. 865/1971).

Al riguardo, sottolinea inoltre come non sia conferente nel caso all’esame la circostanza che il Comune di ……… abbia sottoscritto – in data 07/09/1994 – una convenzione con un Consorzio per l’affidamento ad esso della gestione dei procedimenti di esproprio: detto conferimento di funzioni risulta, infatti, successivo alla scadenza del termine quinquennale per il perfezionamento della procedura in questione, come tale inidoneo ad influire sugli effetti giuridici conseguenti all’ormai intervenuta acquisizione sine titulo del terreno di proprietà dei …………

Il Requirente riferisce, infine, di non aver ritenuto sussistenti i presupposti per la chiamata in giudizio nei confronti dell’ing. ………., inizialmente invitato a fornire deduzioni in qualità di funzionario dell’Ufficio Espropri, in ragione delle precisazioni da questi fornite sulla sua posizione all’epoca dei fatti e, in particolare, per l’avvenuta preposizione dello stesso – nel 1989 – al diverso Ufficio Patrimonio.

Tutti i convenuti si sono costituiti in giudizio con memorie depositate, rispettivamente, il 6/09/2012 (………….) e il 12/09/2012 (………).

Per quanto attiene al ………, si nega la configurabilità di qualsivoglia comportamento gravemente colposo, evidenziando come – assunta le Responsabilità dell’Ufficio tecnico comunale – avesse, dapprima, riorganizzato le attività affidando all’ing. …..  la cura delle pratiche di esproprio (Ordine di servizio n. 2991/1985), e poi ripetutamente segnalato – con note formali indirizzate al Sindaco e al Segretario generale

– le gravi difficoltà operative in cui versava il suo Ufficio a causa dell’esiguità del personale,  che  comprometteva la   tempestività   degli   adempimenti    necessari   al   perfezionamento  delle espropriazioni.

 In particolare, si richiama la nota del 14/06/1989 in  cui si segnalavano le difficoltà di cui sopra e si chiedeva la costituzione di un apposito Ufficio espropri e l’interazione con altri uffici dell’ente per le questioni legali, ponendo in rilievo che – viceversa – l’amministrazione decideva di sottrarre personale al suo ufficio, costituendo con delibera giuntale n. 1760 del 30/11/1989 l’Ufficio Patrimonio, assegnandone la responsabilità proprio all’ing. ………, con l’ausilio di altri due funzionari, sempre in precedenza incardinati nell’UTC.

Infine si riporta l’ulteriore relazione – redatta dal ……….. in data 5/12/1992 -nella quale venivano elencate le procedure espropriale più risalenti ed ancora in corso, tra le quali figurava anche quella per il macello comunale, e si rappresentava l’inadeguatezza del suo ufficio ad evadere con la tempestività richiesta il complesso dei procedimenti pendenti, suggerendo la stipula di una convenzione con un soggetto esterno, sempre pubblico, dotato di un ufficio dedicato. Si osserva al riguardo che mentre la nota 5 de qua è del dicembre 1992, il Comune assume una decisione sulle questioni ivi poste solo ad oltre un anno di distanza, con delibera consiliare n. 31 dell’11/02/1994 e successiva stipula della convenzione con il Consorzio UFITA solo in data 07/09/1994. Ciò quando il termine della procedura espropriativa contestata era spirato nel maggio del 1993.

A tutela delle ragioni del …….. (sindaco) si afferma quanto segue.

Si afferma, in via preliminare, la nullità della citazione per omessa indicazione della quota di danno imputabile a ciascun convenuto.

Nel merito si contesta, in primo luogo, la limitazione del periodo dell’espropriazione in discussione all’originario termine quinquennale per esso previsto, lamentando l’erroneità dell’interpretazione dell’art. 22 della legge n. 158/1991, offerta dal Requirente e tesa ad escludere l’operatività nel caso all’esame della proroga biennale delle procedure ivi prevista.

Si sostiene – al contrario – che l’art. 9 della legge n. 865/1971, come autenticamente interpretato dall’art. 1 ter D.L n. 1119/71, annovera tout court ira le diverse fattispecie “la realizzazione di singole opere pubbliche”. Nei descritti termini si afferma che la scadenza effettiva del procedimento in questione era nel maggio del 1995 e

– conseguentemente – risulta erronea la quantificazione del danno da interessi dovendosi scomputare i relativi oneri per un biennio, pari a circa 20.000 euro.    

Sul piano soggettivo, poi, si deduce la non addebitabilità al ……….  Sindaco per l’intero arco temporale contestato – di alcuna condotta omissiva gravemente colposa: ciò, sia perché la normativa recata dalla legge n.142/1990, vigente alla data di scadenza della legittima occupazione, prevedeva in capo al Sindaco meri obblighi di vigilanza sulla complessiva attività degli uffici amministrativi e non già sulle singole procedure; ma soprattutto perché il ……… (sindaco)  non era medio tempore rimasto inerte, avendo costituito l’Ufficio espropri perché le pertinenti attività fossero curate in modo unitario, nonché favorito la formazione e l’aggiornamento professionale del personale.

Si rileva, altresì, che solo nel dicembre 1992 il responsabile dell’UTC segnalava l’impossibilità di completare le procedure in essere e che, immediatamente, dopo pochi giorni la Giunta comunale aveva deliberato una formale richiesta di disponibilità al Consorzio di bonifica Valle Ufita per l’affidamento della gestione degli espropri, stipulata tuttavia solo nel settembre del 1994. Si contesta – infine – la sussistenza di un nesso di causalità tra la condotta del Sindaco, in carica fino al 1995, e il danno erariale azionato, in quanto concernente gli oneri accessori (interessi legali e spese di giudizio) che il Comune ha dovuto corrispondere all’esito del contenzioso in cui è risultato soccombente: la vicenda contenziosa, si sostiene, è sorta e si è sviluppata dopo la cessazione del suo mandato ed è stata conseguenza dell’inerzia di altri, di talché non è riscontrabile alcun collegamento con i fatti pregressi. In vìa subordinata si chiede, in ogni caso, il più ampio uso del potere riduttivo dell’addebito.

Nell’interesse dei chiamati …….. (assessori), si prospettano le medesime argomentazioni difensive di carattere generale, preliminari e di merito, appena richiamategli per il …. (sindaco) alle quali pertanto si rinvia, soffermando invece l’attenzione sugli aspetti propri della posizione di ciascuno.       

Quanto al ……. (assessore) si osserva che – all’epoca della sua nomina ad assessore ai lavori pubblici nel luglio del 1990 – risultava già entrata in vigore la legge n. 142/1990, recante la distinzione tra politica e amministrazione, per effetto della quale l’attività gestoria dell’Ente era rimessa all’esclusiva responsabilità dei dirigenti preposti agli uffici. Si rileva, altresì, che in quel periodo venne costituito uno specifico Ufficio espropri e che la prima segnalazione di problemi operativi all’interno di questa struttura risale al dicembre 1992, quando egli era già cessato dalla carica.

Si sottolinea, altresì, che al termine del suo mandato residuavano ancora circa tre anni per il valido completamento della procedura espropriativa contestata, di talché anche sotto detto profilo temporale nessuna condotta attiva od omissiva connotata da colpa grave risulta a lui ascrivibile, in relazione ai poteri di sua competenza.

Con riferimento al ……… – anch’egli evocato in giudizio, in qualità di assessore ai lavori pubblici dal novembre 1992 al maggio 1995 – si deduce l’insussistenza di qualsivoglia responsabilità amministrativo-contabile, rilevando come per un verso il suo mandato sia durato effettivamente solo alcuni mesi, stante l’apertura della campagna elettorale nel marzo del 1993 per le elezioni del successivo giugno; e per l’altro egli abbia preso parte alla delibera n. 1397/1992, con cui la Giunta comunale ha recepito immediatamente l’indicazione, fornita al responsabile UTC nella nota del 5/12/1992, di provvedere all’affidamento all’esterno della gestione delle pratiche espropriale. Anche con riguardo alla sua posizione, si nega pertanto l’addebìtabilità di comportamenti od omissioni gravemente colposi e causalmente connessi al danno azionato nel presente giudizio.

Per quel concerne, infine, il convenuto ………. – assessore ai lavori pubblici dal 1988 al 1990 – si afferma l’estraneità ai fatti causativi del danno contestato, dal momento che questi è stato in carica per un limitato periodo, in concomitanza con l’avvio della procedura espropriativa in discussione la cui gestione era affidata ai funzionari dell’Ufficio tecnico e che la successiva formale segnalazione delle difficoltà operative dell’Ufficio espropri era intervenuta solo nel 1992, ben dopo la cessazione del suo mandato, ed in ogni caso ancora a quella data non era spirato il termine per il regolare completamento della stessa.

Alla pubblica udienza le parti presenti hanno ampiamente illustrato le proprie argomentazioni, ponendo in particolare l’attenzione sull’operatività o meno della proroga legale e sugli effetti che la considerazione della stessa dispiegherebbe sulle posizioni dei convenuti. Sul punto l’avv. ………… ha precisato che, in ogni caso, per il ……….. la valutazione della condotta deve restare circoscritta al periodo per cui la Procura lo ha chiamato in causa, essendo stata la sua difesa a ciò correlata.

DIRITTO

Il Collegio ritiene di delibare, preliminarmente, la censura di indeterminatezza della domanda attorea, per la mancata specificazione della porzione di danno riferibile ai singoli chiamati, sollevata dai convenuti ………………………. (sindaco e assessori)

L’assunto va respinto.

Deve ricordarsi che la costante giurisprudenza di questa Corte afferma che laddove – come nel caso di specie – risultino chiaramente esposti i fatti da cui scaturisce l’azione di responsabilità, con contestuale precisa individuazione dell’oggetto della domanda risarcitoria, la mancata indicazione delle singole quote del danno da ascrivere a ciascun convenuto, non configuri vizio di nullità preclusivo dell’esame nel merito. Ciò in quanto, viceversa, l’ipotesi sanzionata dagli art. 163, comma 3, e 164, comma 4 c.p.c. si reputa sussistente soltanto qualora manchino, o siano assolutamente indecifrabili i contenuti della pretesa azionata, ovvero detti elementi – ancorché presenti – risultino contraddittori o insufficienti, al punto da non consentire di evincere, secondo il libero apprezzamento del giudice, la sussistenza degli elementi costitutivi della responsabilità erariale.

Venendo all’esame nel merito dell’azione proposta, il Collegio ritiene di soffermarsi prioritariamente sulla questione dell’operatività o meno, nella presente fattispecie, della proroga legale dei termini per l’occupazione d’urgenza, derivante da quanto previsto nella legge n. 158/1991. Sul punto s’impongono due ordini di considerazioni.

In termini generali deve riconoscersi l’applicabilità di detta previsione, atteso che la procedura espropriativa in questione rientrava tra quelle suscettibili di protrazione legale del termine per l’adozione del decreto d’esproprio, in conformità al quadro normativo allora vigente ed, in particolare, all’art. 9 della legge n. 865/1971 che individuava i procedimenti ablatori cui si applicavano i termini indicati nel successivo art. 20, e rispetto ai quali l’art. 22 della legge n. 158/1991 disponeva appunto la proroga automatica per un biennio: tra essi si annoverano, infatti, gli interventi per “la realizzazione di singole opere pubbliche”. In ciò va disattesa la diversa tesi della Procura, così come, peraltro, in linea con la consolidata giurisprudenza di questa Corte, nessuna questione ermeneutico-applicativa si ritiene sussista rispetto alla presenza o meno di provvedimenti formali che ne richiamassero la vigenza, in relazione al disposto interpretativo della norma succitata operato dall’art. 4, della legge n. 166/2002.

Nondimeno in concreto assume precipuo rilevo la circostanza che i lavori di realizzazione del macello comunale, per i quali era stata avviata la procedura in discussione, risultano esser stati conclusi in data 09/02/1993, com’è dato trarre dal dell’impresa esecutrice e dal direttore dei lavori.

Come già rilevato in altra pronuncia di questa Sezione (sent. n. 242/2012), infatti, in simili fattispecie trova applicazione il principio, affermato dalla Corte di cassazione, secondo cui le proroghe dei termini dell’occupazione d’urgenza non operano nel caso in cui l’opera pubblica sia ultimata entro la scadenza del periodo originariamente fissato dall’Amministrazione procedente (Sez. I Civile, sent. 27/06/2006, n. 14826).

In quella decisione si è posto in evidenza come l’assunto della Suprema Corte risulti “congruente con la logica interpretativa stabilmente seguita dalla Corte medesima nel qualificare le modalità operative degli interventi legislativi di proroga, imperniata sull’affermazione che con essi “non è stato elevato in via astratta e generale il termine massimo (quinquennale) di durata delle occupazioni di urgenza, con l’attribuzione alla pubblica amministrazione del potere di prorogare il termine delle concrete occupazioni entro i nuovi limiti temporali, ma si è inciso in maniera diretta ed immediata sulla scadenza dei periodi di occupazione temporanea come già concretamente determinati dall’autorità amministrativa” (Sez. I Civile, 14 marzo 2011, n. 6002)”.

Con la conseguenza che – in sostanza – l’Amministrazione può avvalersi degli effetti favorevoli della protrazione della fase occupativa solo nel caso in cui, nel medesimo spatium temporis, perduri l’efficacia legittimante della dichiarazione di pubblica utilità, alla cui scadenza – viceversa – nessuna temporanea occupazione del bene è più ravvisabile risultando completata la vicenda ablativa e, conseguentemente, “non ha più senso discutere di proroghe legislative successive e neppure di decreto di esproprio. …essendo il provvedimento privo di oggetto e di causa, in quanto rivolto ad acquistare la titolarità di un bene di cui già l’amministrazione era <divenuta> proprietaria” (così la citata sent. n. 14826/2006).

Sulla base dei summenzionati canoni ermeneutici – ai quali si conferma piena adesione – nella fattispecie in discussione l’ambito soggettivo dell’azione erariale deve essere, dunque, circoscritto a coloro i quali ebbero ruoli di responsabilità nella procedura espropriativa fino alla data del 22/05/1993, termine originario di scadenza della stessa e di efficacia della pertinente dichiarazione di pubblica utilità, dal momento che già nel febbraio 1993 i lavori previsti erano stati completati (nella relazione peritale del CTU nominato dal Tribunale di Ariano Irpino si parla di “opere quasi ultimate eccetto le finiture”)

Nei descritti termini, nessun rilievo specifico assume il conferimento della gestione  delle procedure espropriative al Consorzio UFITA, in quanto divenuto operativo solo nel 1994, e quindi successivamente a quel termine.

Ciò premesso – in coerenza con la copiosa e consolidata giurisprudenza della Sezione nella materia espropriativa – si procede alla ricostruzione giuridica della fattispecie e all’analisi delle posizioni dei chiamati.

In primo luogo, nessun dubbio può porsi in ordine alla sussistenza del danno contestato, dal momento che il Requirente fa riferimento all’importo delle somme effettivamente pagate dal comune di ………….. in favore degli eredi ……………. a titolo di interessi e spese di giustizia, in conseguenza della condanna subita dall’amministrazione  nel giudizio civile da costoro promosso: si tratta, infatti, di somme erogate in assenza di alcuna utilità acquisita al patrimonio dell’ente.

Sul piano sostanziale anche nel caso all’esame, è stata acclarata l’intervenuta “accessione invertita” del terreno di proprietà del privato, per effetto dell’illegittima occupazione dello stesso, nell’ambito di una procedura espropriativa in cui non è stato adottato tempestivamente il pertinente decreto di esproprio.

Nei descritti termini va riconosciuta, pertanto, una precisa correlazione causale tra le somme contestate e la condotta dei convenuti, nella misura in cui la corretta e tempestiva definizione amministrativa del procedimento espropriativo avrebbe certamente evitato l’esito vittorioso dell’azione giudiziale intentata dai signori ………………, e quindi l’insorgere in capo all’ente dei conseguenti obblighi accessori.

La giurisprudenza di questa Corte, infatti, con stabile orientamento afferma che “il procedimento di esproprio deve essere svolto con la massima sollecitudine ed anche quando la dichiarazione di pubblica utilità assegna un ampio spazio di tempo per la sua conclusione, ogni soggetto che si avvicenda nella carica di responsabilità nel corso di esso è tenuto ad agire con scrupolo e diligenza, onde il provvedimento finale venga emesso entro il limite temporale fissato, anche perché sarebbe sommamente ingiusto caricare, in caso di insuccesso, ogni colpa al soggetto che si è trovato a gestire l’affare nella fase finale”(Sez. Ili Appello, 17 febbraio 2009, n.63).

Per quel che attiene, poi, ai quadro normativo sottostante la vicenda dedotta in controversia, va sottolineato che il procedimento espropriativo in questione si è svolto in un ampio spatium temporis (dal 1986 al 1993), che ne ha determinato la sottoposizione alla riforma delle autonomie locali introdotta dalla legge n. 142/1990: per quanto qui di rilievo, detta normativa ha – da un lato – stabilito la distinzione tra attività amministrativa di gestione e responsabilità degli organi politici e – dall’altro – confermato in capo al Sindaco precisi obblighi di vigilanza sul funzionamento degli uffici {principi confermati nel vigente T.U.E.L, approvato con d.lgs. n. 267/2000). In tema di espropriazioni trova applicazione anche la disciplina all’uopo prevista nella legislazione regionale (richiamata, infatti, anche negli atti procedurali).

Sulla base delle argomentazioni che precedono va, dunque, affermata la responsabilità degli odierni convenuti, nei termini che seguono.

Preliminarmente all’esame delle singole posizioni, il Collegio ritiene opportuno portare l’attenzione sul danno erariale contestato, per valutare quei fattori che possano incidere sulla definitiva quantificazione dello stesso, rispetto alla quale deve poi procedersi determinazione all’individuazione dell’apporto causale concretamente ascrivibile a ciascuno di essi.

A fronte della somma complessivamente richiesta dal Requirente, pari a € 70.642,28 (€ 64.142,28 per interessi legali + € 6.500,00 per spese processuali) – secondo il modus operandi seguito in altre decisioni che hanno affrontato fattispecie omologhe alla presente – occorre dare rilievo, infatti, non solo all’obiettiva incidenza nel caso all’esame della notevole incertezza normativa e giurisprudenziale che ha connotato la materia dell’espropriazione all’epoca dei fatti contestati; bensì anche alla circostanza che il contenzioso sia stato avviato solo nel 1996, e rispetto ad esso la condotta processuale tenuta dall’ente, nonché la consistente durata del pertinente giudizio costituiscono fatti (e/o comportamenti) non imputabili agli odierni convenuti: i suesposti elementi integrano i presupposti per l’esercizio del potere riduttivo dell’addebito, previsto dall’art. 52 del R.D. n. 1214/1934, sicché si ritiene di rideterminare il danno da risarcire nel 40% dell’importo di cui sopra, pari a € 28.256,90.

Venendo, quindi, all’analisi delle situazioni individuali, deve riconoscersi, in primo luogo, l’antigiuridicità della condotta del sindaco ………….

Questi, infatti, rivestì la carica dal 1988 al maggio del 1995, ovverosia sostanzialmente durante tutto l’arco temporale di durata dell’occupazione legittima:

 rispetto a tale dato fattuale, sia con riguardo alle sue prerogative ante legem n. 142/1990 che ai poteri comunque spettantigli dopo tale riforma, la sua azione è risultata gravemente deficitaria, atteso che egli sin dal principio ha avuto piena cognizione dei problemi che l’Ente aveva nell’espletare le procedure espropriative, essendo stato, peraltro, destinatario di tutte le segnalazioni effettuate al responsabile dell’ufficio tecnico comunale. Eppure soltanto nel 1992 – a seguito di nuova sollecitazione di questi – ha promosso l’unica iniziativa concreta, per la risoluzione del problema, ovverosia l’affidamento della gestione ad un soggetto tecnico, con cui peraltro si è giunti alla stipula di una convenzione solo dopo quasi due anni. D’altro canto egli stesso aveva ridotto in precedenza l’organico dell’ufficio tecnico comunale, destinando l’ng. ………… – cui il ……………  (responsabile UTC) aveva affidato la Procura del settore espropriazioni – ad altro ufficio. 

La centralità del ruolo del Sindaco …………… porta ad affermare una sua preminente  responsabilità, che il Collegio quantifica nella misura del 60%, corrispondente all’addebito di €16.954,14.

Egualmente s’impone la condanna dei convenuti …………., in qualità di assessori ai ll.pp. in carica, rispettivamente, dal 1988 al giugno 1990, dal luglio 1990 all’ottobre 1992 e dal novembre 1992 al maggio 1995: la giurisprudenza di questa Corte, infatti, riconosce stabilmente nelle fattispecie espropriative il diretto coinvolgimento, oltre che del Sindaco, degli assessori competenti ratione materne, essendo ammessa – viceversa – un’esclusione di responsabilità solo laddove risulti provato il conferimento di specifiche deleghe ad altri assessorati e/o settori amministrativi. Nella vicenda in discussione siffatta esimente non sussiste, se non limitatamente alla presenza di una struttura dedicata, di per se inidonea ad escludere tout court gii obblighi di conoscenza, vigilanza e sollecitazione dell’assessore al ramo nei confronti di siffatto ufficio tecnico.

         Tutti i chiamati, date anche le contenute dimensioni del Comune di ……………., erano tenuti – infatti – ad essere informati della situazione concernente le procedure di espropriazione pendenti durante il periodo del loro mandato, e massimamente con riferimento a quelle per le quali era già iniziata l’occupazione, al fine di assicurarne la tempestiva definizione con l’adozione del decreto di esproprio entro il termine di scadenza del procedimento. Nei confronti di costoro si reputa pertanto di contenere l’addebito nella misura del 15% in capo al ………………, pari a € 4238,53 ciascuno, e nel minore importo del 10% per il …………….. pari a € 2.825,69: nei confronti di quest’ultimo si deve tener conto, infatti, del limitato arco temporale intercorrente tra la sua nomina e la conclusione del periodo originario di durata dell’espropriazione in questione.

Per i fatti di causa, va invece esclusa la responsabilità del responsabile dell’Ufficio Tecnico Comunale  arch. ………………..

Questi, infatti, per un verso risulta aver assolto con diligenza ai propri compiti istituzionali, cercando di organizzare le attività dell’ufficio affidatogli compatibilmente con le risorse umane disponibili: risorse che, peraltro, gli sono state ridotte, privandolo proprio del funzionario preposto agli espropri (ing. ………………..); e, per l’altro, ha tempestivamente (già nel giugno del 1989) e ripetutamente segnalato ai vertici dell’Ente le difficoltà operative del suo ufficio nella gestione delle procedure espropriative.

Per quanto sin qui esposto, va disposta la condanna dei convenuti ……………………… al risarcimento delle somme sopra indicate. Alle somme dovute, comprensive di rivalutazione monetaria, vanno aggiunti gli interessi legali, dalla data del deposito della presente decisione fino al soddisfo.

Il convenuto arch. ………………. (responsabile UTC), viceversa, va giudicato esente da ogni addebito.

In ordine alle spese di giudizio – ai sensi del combinato disposto degli arti 92, comma 2, c.p.c, e 26 R.D. n. 1038/1933 – si dispone il ristoro delle spese per onorari e diritti sostenute da quest’ultimo, giudicato esente da responsabilità, nella misura di € 250,00; mentre nei confronti degli altri dette spese seguono la soccombenza, in proporzione alle rispettive quote di responsabilità.

P. Q. M.

La Corte dei Conti – Sezione Giurisdizionale per la Campania, definitivamente pronunciando, adversis reiectis

RESPINGE la domanda nei confronti del convenuto arch. …………… (responsabile UTC).

CONDANNA i convenuti …………….., al risarcimento in favore del Comune di ………….. del danno, quantificato nell’importo complessivo di € 28.256,9 (ventottomiladuecentocinquantasei/9), comprensivo di rivalutazione monetaria, e ripartito nelle seguenti misure:

……… (sindaco) , € 16.954,14 (sedicimilanovecentocinquantaquattro/14);

……… (assessore) , € 4.238,53 (quattromiladuecentotrentotto/53);

……… (assessore) , € 4.238,53 (quattromiladuecentotrentotto/53);       

……… (assessore) , € 2.825,69 (duemilaottocentoventicinque/69)

A detti importi vanno aggiunti gli interessi legali, dalla data del deposito della presente decisione fino al soddisfo.

Sono rimborsate in € 250,00, nei termini di cui in motivazione, le spese per onorari e diritti sostenute dal convenuto arch.  ……… (responsabile UTC).

Le spese del giudizio seguono, secondo le rispettive quote di responsabilità, la soccombenza di ……………………………., e sono liquidate in favore dell’Erario complessivamente in € 581*

Così deciso, in Napoli, nella camera di consiglio del giorno 27 settembre 2012.

           L’Estensore                                                         II Presidente

     Giulia De Franciscis                                                  Fiorenzo Santoro    

 Depositata in Segreteria il 31 gennaio 2013

[FONTE: conteconti.it]

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