Pubblicato da: Vito Nicola CICCHETTI | 12 ottobre 2013

COLPEVOLE NEL PROCESSO PENALE INNOCENTE NEL PROCESSO TRIBUTARIO

Foto-0005DELEGA FISCALE, AVVOCATURA (CNF): ELIMINARE LE STORTURE DEL DOPPIO BINARIO TRA PROCESSO PENALE E TRIBUTARIO

 

Colpevole per il processo penale; innocente per l’amministrazione tributaria. O viceversa. A questi paradossi porta il principio “del doppio binario” tra processo penale e processo tributario, in base al quale gli esiti rispettivi dei due processi possono essere di segno diametralmente opposto. 
Per superare questa impasse, occorrerebbe cogliere l’occasione dell’approvazione, da parte del parlamento, della delega fiscale e consentire l’ interrelazione tra i due processi. 
La richiesta al legislatore è stata rilanciata oggi da Antonio Damascelli, coordinatore della commissione per le problematiche tributarie del Consiglio Nazionale Forense, nel corso del convegno organizzato a Roma dal titolo “Due bilance della giustizia a confronto: processo tributario e processo penale”, al quale ha portato il saluto il presidente del CNF, Guido Alpa. 
Obiettivo dell’incontro è stato proprio quello di analizzare la interrelazione tra i due processi e le criticità che derivano dal regime del doppio binario. Il processo penale, che pure presenta aspetti di maggiore garanzia per il contribuente/imputato rispetto al processo tributario (per esempio grazie alla presunzione di non colpevolezza o al regime delle prove) va irrimediabilmente avanti pur se i fatti-presupposto non abbiano più alcuna rilevanza fiscale. 
Sullo sfondo degli interventi, il disegno di legge delega fiscale, già approvata dalla camera e in corso di esame al senato. Un disegno di legge, secondo l’Avvocatura , fatto di luci ma anche di molte ombre. 
“La questione del doppio binario, che può apparire squisitamente tecnica, ha gravi riflessi operativi: per esempio può succedere che in fase cautelare penale può essere disposto un sequestro di un’azienda finalizzato alla confisca mentre, nel parallelo processo tributario, l’avviso di accertamento viene annullato. Come si vede, potrebbe cadere il presupposto di fatto della misura cautelare ma il danno derivante da essa diventa irreparabile”, ha spiegato Damascelli. 
La Corte di Cassazione, in verità, ha già intaccato la graniticità del principio con regole di “buon senso”, che introducono timidi segnali di osmosi tra i due processi, come ha spiegato Ivo Caraccioli, presidente del Centro di diritto penale tributario. “Per la Corte, per esempio, la violazione tributaria accertata legittima la denuncia alla procura, che potrà servirsene come elemento presuntivo anche se non come prova per la condanna”, ha detto Caraccioli per il quale “i tempi sono maturi perché il legislatore affronti la questione magari nella delega fiscale, anche per evitare alcune derive preoccupanti”. Il riferimento è alla nota sentenza Dolce & Gabbana, che ha sovrapposto il concetto di imposta evasa (di rilevanza penale) a quello di imposta elusa (finora di esclusiva rilevanza tributaria). “Si profila un preoccupante doppio binario sostanziale”. 
Altro profilo critico è quel “raddoppio dei termini” dell’accertamento fiscale contenuto nella delega fiscale, che profila una vera e proprio violazione delle regole dello Statuto del Contribuente, ha sottolineato Francesco D’Ayala Valva, già ordinario di diritto tributario. “ I giuristi dovrebbero denunciare il fatto che non si possono giustificare interventi normativi finalizzati a coprire inefficienze dello Stato”. 
Per Claudio Berliri, avvocato, ben ha fatto la giurisprudenza a prevedere soluzioni di equilibrio visto che “è difficile individuare la soluzione migliore e stabilire una volta per tutte quale sia il giudicato che deve fare stato”. L’avvocato Nicola Bianchi ha focalizzato l’attenzione sui principi di delega per la revisione del sistema penale tributario: “lodevole l’intenzione di ridurre la pressione penale sottolineando la necessità di dare rilievo solo ai comportamenti fraudolenti, simulatori o di falso; ma si tratta di principi molto vaghi che possono scatenare un contenzioso abnorme”. Valentina Ferrigni ha acceso un faro sulla recente norma che permette un accertamento fiscale per indeducibilità dei costi solo se sia stata avviata un’azione penale per delitto non colposo”. 
Da Lucio Rossi, rappresentante dell’Unione nazionale delle camere degli avvocati tributaristi, è venuta la richiesta di un giudice tributario professionale e a tempo pieno. 
Giuseppe Maria Cipolla, ordinario di diritto tributario, ha tratteggiato le criticità in ordine all’introduzione nel processo tributario di prove acquisite irritualmente.

L’appuntamento di oggi si inserisce in un percorso avviato dal CNF nel mese di giugno con l’approvazione del decalogo “Per un fisco equo”, che trova riunite le proposte dell’ Avvocatura per la riforma dell’intero sistema tributario che contemperi le esigenze di recupero delle entrate con quelle dell’affidamento di tutti gli operatori economici.
Il decalogo è stato inviato a Governo e Parlamento ed ha già prodotto qualche frutto visto che la stessa delega fiscale introduce dei criteri direttivi per riformare il sistema della riscossione e revisionare il sistema sanzionatorio penale improntandolo a una maggiore proporzionalità tra sanzioni e gravità dei comportamenti, come richiesto dal CNF. “Il processo tributario chiede sempre di più una specializzazione da parte dei difensori dei contribuenti e l’Avvocatura sta lavorando a questo obiettivo”, dichiara Damascelli. 

Roma 11.10.2013 [FONTE: consiglionazionaleforense.it]

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