Pubblicato da: Vito Nicola CICCHETTI | 4 maggio 2015

SOPPRESSIONE TRIBUNALI La Corte Costituzionale decide il 22 settembre 2014

La questione era già stata sottoposta al vaglio della Corte Costituzionale, la quale, con la sentenza n. 237/2013 del 24.7.2013 aveva respinto le eccezioni, con argomentazioni che, secondo il Tribunale di Torino, non sono convincenti ed oggettivamente fondate, con la conseguente necessità di un più approfondito riesame della legittimità costituzionale della predetta legge.

In particolare il Giudice remittente ha ribadito come l’introduzione della delega legislativa in sede di legge di conversione del decreto legge si ponga in evidente contrasto con la Costituzione, avendo sostanzialmente inserito una norma “intrusa” rispetto a quelle contenute nel decreto legge, riguardanti materie di tutt’altra natura e prive di omogeneità rispetto alla disposizione poi introdotta al momento della conversione, in violazione di un principio, peraltro più volte affermato dalla stessa Corte Costituzionale, secondo cui è comunque necessario un nesso di interdipendenza funzionale tra la legge di conversione ed il decreto convertito. Contrariamente a quanto asserito dalla Consulta con la predetta sentenza, tale nesso non può ravvisarsi nella finalità di risparmio di spesa, attraverso interventi anche di tipo strutturale sulla geografia giudiziaria, posto che, non solo tale obiettivo non è stato in alcun modo esplicitato dal legislatore, ma è stato chiaramente smentito nella stessa relazione della Commissione Ministeriale designata per il monitoraggio della nuova geografia giudiziaria, la quale ha espressamente riconosciuto che la legge delega n. 148/2011 non aveva, tra le priorità, la riduzione dei costi.

In ugual modo la Corte Costituzionale non ha esattamente valutato un altro grave vizio nella legge delega conseguente al mancato preventivo passaggio nella competente Commissione Giustizia in sede referente, previsto espressamente dall’art. 72, comma 1 e 4 della Costituzione, che impone, per i disegni contenenti leggi di delegazione legislativa, l’adozione della procedura normale di approvazione in aula, con il previo esame della predetta commissione.

Nel giudizio promosso dal Tribunale di Torino sono intervenuti i Consigli degli Ordini di Pinerolo, Alba e Lucera, oltre a quello di Acqui Terme (tutti peraltro estinti il 31.12.2014), con il patrocinio dell’Avv. Piero Piroddi, ex Presidente del Consiglio dell’Ordine acquese e Vice Presidente del Coordinamento Nazionale degli Ordini Forensi Minori, e l’Avv. Paolo Ponzio, Presidente della neocostituita Associazione degli Avvocati di Acqui Terme e di Nizza Monferrato, nonché tesoriere dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura.

I legali acquesi esprimono soddisfazione per l’evoluzione del procedimento, osservando: “È innanzitutto apprezzabile il fatto che la Corte abbia rimesso la trattazione in pubblica udienza e non camera di consiglio, potendosi quindi presumere che non abbia ritenuto la questione manifestamente infondata, in quanto già superata dalla precedente pronuncia, con il conseguente spazio per un ulteriore esame. A prescindere dall’esito e dalle conseguenze di un auspicato accoglimento delle eccezioni di costituzionalità, ed, in particolare, dalla difficile praticabilità di un regresso alla situazione preesistente all’accorpamento, è comunque doveroso da parte dell’avvocatura acquese sottolineare come la revisione della geografia giudiziaria, anche al di là di ogni questione di merito, sia stata attuata calpestando fondamentali principi costituzionali e ponendo un pericoloso precedente anche per gli sviluppi futuri”.

[FONTE http://www.lancora.eu]

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