Pubblicato da: Vito Nicola CICCHETTI | 31 ottobre 2015

SCIOPERO DEI GIUDICI DI PACE DAL 23 AL 30 NOVEMBRE

SCIOPERO DEI GIUDICI DI PACE DAL 23 AL 30 NOVEMBREGiudice di Pace

Gli ultimi accadimenti hanno dimostrato, inequivocabilmente, che, se non alziamo la voce, tutte le nostre istanze sono destinate ad essere respinte.

            Dopo gli scioperi che si sono succeduti fra la fine del 2014 e l’inizio del 2015 (l’ultimo a marzo del 2015), l’originario testo di riforma della magistratura onoraria e di pace, approvato dal Governo nell’agosto del 2014, aveva subito delle significative modifiche che, pur se non venivano incontro ad alcune nostre richieste imprescindibili (garanzie di un compenso certo ed equo; tutele previdenziali ed assistenziali), intervenivano su materie di importanza vitale: 1) NORMATIVA TRANSITORIA – dall’originario testo, che prevedeva un massimo di uno, due o tre mandati quadriennali, per scaglioni di età, si passava al testo definitivo che prevedeva tre mandati quadriennali per tutti, con possibilità di un quarto mandato per i colleghi più vicini all’età pensionabile; 2) NORME ORDINAMENTALI – Quasi tutte le nostre istanze, in tale ambito, venivano accolte: la reintroduzione dei provvedimenti disciplinari dell’ammonimento e della censura, che erano stati esclusi nell’originario testo (che prevedeva, anche per illeciti leggeri, subito la sospensione dal servizio e poi la revoca); la cancellazione della disposizione che conferiva al Presidente del Tribunale il potere di emanare direttive vincolanti sulle prassi giurisprudenziali; la cancellazione della disposizione che prevedeva la possibilità di disporre trasferimenti dei giudici anche in via coattiva, etc…

 

 

            Ulteriore effetto della protesta era dato dal revirement del Ministro Orlando che dapprima preannunciava nell’ottobre 2014 al Il Sole 24 Ore tagli di 30 milioni di euro sugli emolumenti destinati alla magistratura onoraria, per poi fare marcia indietro.

            Alfine, il 31 marzo del 2015, subito dopo il nostro ultimo sciopero, il Ministro Orlando ci convocava a Via Arenula (ultimo incontro ufficiale sin qui avuto) comunicandoci, quanto alla normativa transitoria, che il limite di età sarebbe stato alzato da 68 a 70 anni, e quanto ai compensi, che era sua ferma intenzione introdurre un doppio binario, con un congruo fisso mensile ed una quota variabile incentivante, delegando a tal uopo il responsabile del Legislativo dott. Carcano per discutere, con le organizzazioni rappresentative, i dettagli tecnici del provvedimento in oggetto.

            Dopo di allora, il (colpevole!) silenzio da parte nostra, che abbiamo interrotto le iniziative di protesta e, come diretta conseguenza di ciò, il silenzio del Ministero, che non rispondeva alle nostre reiterate richieste di aprire il menzionato tavolo tecnico con l’Ufficio del legislativo sulle indennità, ci ha portato dinanzi ad una situazione di assoluta gravità.

            Sono, in definitiva, gli stessi fatti che ci dimostrano che solo mediante scioperi ed altre forme di protesta possiamo ottenere qualcosa.

            La sospensione della strada della protesta e l’errore di illudersi che potesse esserci un leale dialogo con il Ministro Orlando ha prodotto, sinora, solo risultati negativi.

  1. RIFORMA DELLA MAGISTRATURA ONORARIA E DI PACE.

            E’ terminata questa settimana in Commissione Giustizia del Senato la discussione sul ddl Orlando con il voto sugli emendamenti presentati. Ebbene, a seguito del parere negativo del Ministro Orlando, sono stati bocciati tutti gli emendamenti da noi fatti presentare a tutela delle nostre rivendicazioni (continuità del servizio; previsione di un equo compenso, proprio seguendo la direttrice indicataci dal Ministro, ossia un congruo fisso, determinato nei numerosi emendamenti fatti presentare da un minimo di 30.000 euro l’anno sino allo stipendio del magistrato di prima nomina, ed una quota incentivante; norme a tutela della salute e della maternità; etc…), restando l’unico emendamento di rilievo approvato quello inerente il mantenimento della sezione autonoma del consiglio giudiziario riservata ai magistrati di pace ed onorari, con adeguate nostre rappresentanze.

            Il Ministro Orlando, in conclusione, esprimendo parere negativo, è venuto meno agli stessi impegni minimali assunti nell’incontro del 31 marzo scorso (doppio binario con fissazione di un congruo fisso e innalzamento del limite di età a 70 anni), con la conseguenza che all’aula del Senato (la discussione, anche sugli emendamenti che faremo sicuramente ripresentare, è prevista per gennaio 2016, ma non possiamo certo escludere una sua calendarizzazione “a sorpresa” anche prima) arriverà, nella sostanza, lo stesso identico testoche tutti conoscete, con, in particolare, la totale assenza di tutele previdenziali ed assistenziali e l’aleatorietà dei nostri futuri compensi, che saranno integralmente regolati da un regime di cottimo puro (raggiungimento degli obiettivi fissati dai presidenti dei Tribunali), peraltro con il potere discrezionale del Governo e del Ministero di determinare, anno per anno, le risorse massime da mettere a disposizione dei Presidenti di Tribunale.

            Per farsi un’idea di cosa succederà, è utile segnalare questo comunicato ufficiale pubblicato sul sito del Partito Democratico (vedasihttp://www.partitodemocratico.it/giustizia/giustizia-orlando-informatizzazione-e-pool-di-praticanti-cosi-ridurremo-le-cause/) ove è previsto che i magistrati onorari di prima nomina che saranno assegnati all’Ufficio del processo percepiranno, udite, udite, un’indennità mensile di 400 euro al mese!

  1. RIDUZIONE IMMEDIATE DELLE INDENNITA’.

            Come già vi avevamo comunicato, nel d.d.l. stabilità per il 2016, all’articolo 43, comma 18, è previsto che: “Il Ministero della giustizia adotta misure volte alla razionalizzazione e allariduzione delle indennità da corrispondere ai giudici di pace, ai giudici onorari aggregati, ai giudici onorari di tribunale e ai vice procuratori onorari, in modo da assicurare risparmi non inferiori a euro 6.650.275 per l’anno 2016 e a euro 7.550.275 a decorrere dall’anno 2017″.

            Alcuni colleghi hanno osservato che nel d.d.l. bilancio 2016-2018, che pur prevede unasostanziosa riduzione degli stanziamenti in conseguenza della riduzione della spesa riscontrata negli ultimi anni a seguito del crollo del contenzioso dinanzi ai giudici di pace (per lo più dovuto a misure del Ministro Orlando e del Governo poco rispettose della Costituzione, in particolare l’aumento graduale e irresponsabile del contributo unificato e l’abuso di strumenti conciliativi stragiudiziali), non si menziona la riduzione delle indennità.

            Ebbene, non potrebbe essere altrimenti!

            La legge di bilancio è, fondamentalmente, un documento contabile che si limita a registrare le prevedibili entrate ed uscite dello Stato a legislazione vigente, senza poter intervenire direttamente sulla spesa pubblica.

            Al contrario, la legge di stabilità, che ha sostituito la previgente legge finanziaria, interviene direttamente sulle finanze dello Stato, ridisciplinando la spesa pubblica sia in entrata che in uscita con disposizioni imperative, che obbligano i Ministeri destinatari alla loro stretta applicazione.

            Dinanzi ad una disposizione della legge di stabilità che espressamente prevede la “riduzione delle indennità da corrispondere ai giudici di pace (omissis)” si può davvero ragionevolmente credere che il Ministro della Giustizia possa astenersi dall’applicare la legge (a prescindere dai rilievi di incostituzionalità che abbiamo già rappresentato agli organi di competenza)?

  1. PROROGA DEI GIUDICI DI PACE IN SERVIZIO.

            Persino su questo tema, che aveva indotto il Direttivo Nazionale a deliberare agli organi esecutivi di tenere una condotta di prudenza almeno sino all’ufficializzazione della proroga biennale, ci è proprio in questa settimana pervenuta l’informazione, direttamente da fonti ministeriali, che è intenzione del Ministro Orlando di disattendere il parere del DOG (che chiedeva, per l’appunto, una proroga biennale), riconoscendoci una offensiva proroga semestrale, a maggiore riprova che dobbiamo mobilitarci in massa, e subito, per evitare danni irreparabili (in tal senso, vi ricordiamo che già ai tempi del Governo Monti, il Ministro Cancellieri aveva originariamente previsto una proroga semestrale e, solo in conseguenza del nostro sciopero unitario, tale proroga era stata successivamente portata prima ad un anno e poi a due anni, in scadenza proprio il 31 dicembre del presente anno).

            Per tali motivi, in pieno accordo con l’Associazione Nazionale dei Giudici di Pace, abbiamo deciso di proclamare lo sciopero nazionale dei giudici di pace per novembre da lunedì 23 a lunedì 30 (compreso).

            L’ufficializzazione della proclamazione dello sciopero, per le predette date (definitivamente concordate dalle nostre organizzazioni), avverrà martedì prossimo.

            Stiamo contemporaneamente pensando, sempre in piena sintonia con l’Associazione Nazionale dei Giudici di pace, ad iniziative di protesta e sensibilizzazione da porre in essere in concomitanza con lo sciopero; già pensavamo a picchetti dinanzi alle Prefetture delle principali città italiane e dinanzi al Ministero, nonchè ad una giornata nelle quale in tutti gli uffici i giudici di pace si metterebbero a disposizione per informare la cittadinanza sulle nostre funzioni, sulle modalità di accesso agli uffici, sulla possibilità dei cittadini di difendersi personalmente, sulle conciliazioni in sede non contenziosa previste dall’articolo 322 c.p.c., sicuramente a costi meno insostenibili di quelli previsti dinanzi ai tanti organismi di conciliazione che sono nati negli ultimi anni.

            Tali iniziative collaterali verranno definite nei prossimi giorni a seguito di consultazione con la base; in tal senso invitiamo tutti i colleghi a farci avere qualsiasi suggerimento utile.

            Nel frattempo, come abbiamo già comunicato, è stata avviata l’azione giudiziaria,sempre insieme all’Associazione Nazionale Giudici di Pace, per evitare la riapertura dei concorsi. In tal senso, rammentiamo che ai sensi dell’articolo 4, comma 1, l. 374/1991, nel caso in cui vi sia una proroga semestrale, i Presidenti di Corte d’appello potrebbero addirittura mettere immediatamente a concorso persino i nostri posti: “Il presidente della Corte d’appello,almeno sei mesi prima che si verifichino le previste vacanze nella pianta organica degli uffici del giudice di pace del distretto, ovvero al verificarsi della vacanza, provvede alla pubblicazione dei posti vacanti nel distretto mediante inserzione nel sito Internet del Ministero della giustizia, nonché nella Gazzetta Ufficiale“!

            La riuscita dello sciopero e delle altre iniziative di protesta, al fine del conseguimento delle nostre richieste, dipenderà soprattutto dalla mobilitazione di massa di tutti i colleghi.

            Confidiamo nella vostra consapevolezza della gravità della situazione, che non ha davvero precedenti nella storia del Giudice di Pace.

            Roma 31 ottobre 2015

Maria Flora Di Giovanni                               Alberto Rossi

(Presidente Nazionale)                          (Segretario Generale)

 

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